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La nuova privacy di Facebook e le vostre foto.
Facebook Tag

Fino a pochi giorni fa se creavi una galleria di foto e “taggavi” al suo interno alcuni amici (presenti nei tuoi contatti), tali foto comparivano in bacheca e nello streaming solo ai facebook friends comuni tra te e il “taggato”. Questi amici comuni potevano sia commentare, che apporre il classico “like”.

 

Da qualche giorno tutto è cambiato.

 

Ora se tagghi un amico in una tua galleria (anche se la restrizione di visualizzazione é “Solo Amici”), le foto relative saranno immediatamente visibili sulla sua bacheca, ed immediatamente commentabili da TUTTI i suoi contatti. Questo è il motivo per cui Facebook ha inserito la moderazione del “tag” in ingresso, sia per le foto che per i post. (attivabile qui). Se non attivate il controllo tag (che vi consente di rifiutare per ogni foto o post questa nuova caratteristica) di default le immagini nelle quali verrete taggati diventeranno in qualche modo meno private.

 

Cosa cambia ? Si domanderanno i più ingenui e teneroni di voi..

Cambia parecchio, poichè adesso la privacy delle vostre foto non è più molto controllabile. Una volta che avete taggato qualcuno (o accettato di farvi taggare in una immagine) TUTTI i contatti reciproci potranno vedere, commentare (e salvare sul proprio pc) quelle foto.

 

Esempio : se prima taggavi tre amici in una foto, l’immagine era visibile solo ai contatti comuni e ai tre amici. (ipotizziano 20)

Ora la stessa foto è visibile (e commentabile) dalla somma di tutti i contatti di tutti i gli tre amici. Quindi una foto che vi ritrae in un momento imbarazzante, magari destinata a pochi ristretti facciamici è ora in pratica visibile a una grandissima fetta di mondo.. (ipotizziamo mille amici a testa, moltiplicato 3 = 3000 Facebook friends).

Poichè nessuno di noi è in grado di sapere esattamente CHI ha nei contatti per davvero, e chi si celi dietro a quel simpatico avatar con la faccia di un puffo, il rischio di furto di identità, o di ritrovare le proprie foto in aree “sconvenienti” del web, o semplicemente inopportune, è ora ancor più elevato di quanto non fosse prima.

 

L’alternativa per proteggersi ? Al momento (se non cambieranno l’approccio sopra descritto) è solo quella di NON taggare nessuno e non taggarsi nelle foto. In questo modo soltanto i contatti che hanno accesso alle vostre foto possono vedere e commentare le immagini.

Diversamente le vostre foto e quelle dei vostri amici saranno alla mercè di cani e porci..

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september 2011 by hanicker
Learn How to Hide Things in Plain Sight with the Secret Hiding Places Manual [Security]
Looking for a place to stash some cash, jewelry, or other valuable objects? Your home offers plenty of hiding spaces, and the Construction of Secret Hiding Places is a free manual that will teach you how to use or make them. More »
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august 2011 by hanicker
Come rimuovere i numeri di telefono da Facebook
Avete mai provato a recarvi nella sezione Account > Modifica amici > Contatti del vostro account su Facebook? No, male. Altrimenti vi sareste già accorti che sul network di “fratello” Zuckerberg sono stati importati tutti i numeri di telefono della vostra rubrica telefonica. Questo accade perché l’applicazione mobile di Facebook sincronizza automaticamente i contatti dello smartphone con quelli del social network, mandando ancora una volta a ramengo la privacy degli utenti.
Sorprendente, vero? Però questo non è il momento di rimanere a bocca aperta, è il momento di agire. Abbiamo preparato per voi una velocissima guida su come rimuovere i numeri di telefono da Facebook e disabilitare la sincronizzazione dei contatti dal telefonino che non aspetta altro che essere messa in pratica per aumentare la vostra privacy su Facebook (insieme a quella dei vostri contatti, ovviamente). Mettiamoci subito all’opera!
(...)Continua a leggere Come rimuovere i numeri di telefono da Facebook, su Geekissimo
Come rimuovere i numeri di telefono da Facebook, pubblicato su Geekissimo il 15/08/2011
© naqern per Geekissimo, 2011. | Permalink | 10 commenti | Aggiungi su del.icio.us Hai trovato interessante questo articolo? Leggi altri articoli correlati nelle categorie Facebook, Privacy. Post tags: Facebook Mobile, numeri di telefono, privacy facebook
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august 2011 by hanicker
Cryptocat Creates an Encrypted, Disposable Chatroom on Any Computer with a Web Browser [Video]
If you need to have an encrypted, private chat but don't have the tools handy to do so, you can just use Cryptocat. While anyone will be able to enter the chatroom if they know its name, nobody without your secret key will be able to see what you're saying. More »
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august 2011 by hanicker
Vodafone Hacked - Root Password published
Looks like a nice one:

The Hacker’s Choice announced a security problem
with Vodafone’s Mobile Phone Network today.

An attacker can listen to any UK Vodafone customer’s phone call.

An attacker can exploit a vulnerability in 3G/UMTS/WCDMA - the latest and most secure mobile phone standard in use today.

The technical details are available at http://wiki.thc.org/vodafone.

News article:
http://thcorg.blogspot.com/2011/07/vodafone-hacked-root-password-published.html

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Let the experts make sure your website is safe. Vulnerability Assessment is the answer.
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july 2011 by hanicker
How to Set Up a File-Syncing Dropbox Clone You Control [File Syncing]
File syncing is a godsend when you work on multiple computers or devices and want to make sure you have the most up-to-date files wherever you log in. While online services like Dropbox may be the most convenient options, there are plenty of reasons you may want to "roll your own cloud" and sync your files to your own web server or just on your local network. Below, we'll detail how to set up a Dropbox clone, complete with instantaneous, encrypted syncs, cloud backups, and file versioning, using cross-platform software GoodSync. More »
File_Syncing  dropbox  Feature  FTP  GoodSync  Privacy  Security  sftp  synchronization  Syncing  Top  from google
july 2011 by hanicker
Google Takeout Liberates Your Google Data in One Click [Video]
Fresh on the heels of today's Google+ announcement (and likely because of that announcement), the search giant just launched Google Takeout—an update to their previously mentioned Data Liberation Front that allows you to export your data from several Google products in one simple download. Currently Takeout supports mass exodus from Buzz, Contacts and Circles (the latter of which is new to Google+), Picasa Web Albums, your Profile, and Stream (also part of Google+). More »
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june 2011 by hanicker
Should I Change My Password? Quickly Checks if Your Password Was Compromised in a Recent Hack [Security]
With many sites being compromised and user data released publicly on the web, you may have fallen victim. Should I Change My Password? is a simple webapp can tell you if you may be at risk. More »
Security  online_security  Password_security  Passwords  Privacy  Top  from google
june 2011 by hanicker
5 file da aggiungere ai vostri siti web
E niente, leggevo questo articolo di Six Revisions e mi sono accorto che non ho nessuno di questi 5 file sul mio blog.

P3P.xml – for user privacy
Geo.kml (and Geo.rdf) – for geolocation
Humans.txt – for attribution
vCard.vcf – digital business card
PICS.rdf – declares a website to be safe (or not safe) for young web users

E' ora di porre rimedio: dettagli al post linkato

CC BY-NC-SA 2006 - 2011 · 5 file da aggiungere ai vostri siti web
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june 2011 by hanicker
ESET Mobile Security for Android Puts Antivirus, Antispam, Anti-Theft, and System Monitoring All in One Sleek App [App Of The Day]
Android: ESET Mobile Security is a full suite of security and privacy tools rolled into one app. Full-phone antivirus and malware scanning, call/SMS/MMS blacklisting, and a host of anti-theft features are all accessible from the main screen. As if that weren't enough, the app also has built-in system monitoring functions to show you every running process along with its resource usage. The app's in beta at the moment, but it runs as smooth as it looks—and it's free. More »
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june 2011 by hanicker
Predator Locks and Unlocks Your PC with a USB Thumb Drive [Video]
Windows only: If you're sick of locking your computer and entering your password every time you come back to it, Predator will ease the process by using a thumb drive as a "key" that instantly locks and unlocks your computer. More »
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may 2011 by hanicker
Reppler, scannerizzare ed analizzare il profilo di Facebook
La sicurezza sui social network è sicuramente un argomento molto discusso e che, noi di Geekissimo, abbiamo già ampiamente trattato in passato. Recentemente è stata rilasciata una nuova applicazione online in grado di analizzare il profilo Facebook, individuando contenuti inappropriati, eventuali rischi per la privacy e il trend dei vostri post.
Il servizio, essendo online da poco tempo, presenta ancora caratteristiche da migliorare; ad esempio, una “carenza” che verrà modificata nelle prossime release, è la possibilità di analizzare “solamente” gli ultimi 100 post per individuarne il trend. Parallelamente alle migliorie delle prossime versioni, troveremo anche un account premium (a pagamento) tramite il quale sarà possibile avere a disposizione una maggiore gamma di opzioni. Vediamone le caratteristiche e come utilizzarlo!
(...)Continua a leggere Reppler, scannerizzare ed analizzare il profilo di Facebook, su Geekissimo
Reppler, scannerizzare ed analizzare il profilo di Facebook, pubblicato su Geekissimo il 06/04/2011
© Denis Dosi per Geekissimo, 2011. | Permalink | Commenta! | Aggiungi su Reppler, scannerizzare ed analizzare il profilo di Facebook">del.icio.us Hai trovato interessante questo articolo? Leggi altri articoli correlati nelle categorie Facebook, Social Network. Post tags: Facebook, facebook privacy, Privacy, privacy facebook, reppler, Social Network
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april 2011 by hanicker
Facebook, oltre 100M di profili in un file da scaricare
Dettagli di oltre cento milioni di utenti di Facebook pubblicati sul P2P. Panico? Solo un pochinoQuesto articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "yupswing" e "ssalvato".Il ricercatore di sicurezza canadese Ron Bowes della Skull Security ha reso pubblicamente scaricabili dal circuito peer-to-peer Bittorrent un file da 2,8 gigabyte e 170 milioni di record contenente i dettagli di oltre cento milioni di profili di utenti Facebook. Il file è scaricabile per esempio da The Pirate Bay qui nei paesi nei quali il sito è accessibile.La notizia ha comprensibilmente generato una certa agitazione (e molta pubblicità per il ricercatore e la sua società), ma i dati pubblicati nel file erano già pubblicamente accessibili per scelta degli utenti o per impostazione predefinita di Facebook. Bowes non ha violato la privacy di nessuno: ha semplicemente compilato quello che chiunque può consultare. I dati raccolti nel file scaricabile sono l'URL di ogni profilo utente cercabile, il nome dell'utente e il suo identificativo univoco. Tutte informazioni presenti nella Directory di Facebook, che è pubblica. Il file scaricabile non include le password degli utenti.Niente panico, allora? Non proprio. La pubblicazione di questo enorme archivio (pari a un quinto di tutti gli utenti di Facebook) significa che un utente che dovesse decidere di rendere privato e non cercabile il proprio profilo su Facebook, cambiando le proprie impostazioni di privacy, resterà comunque pubblicamente catalogato (e quindi cercabile) nell'archivio. Non solo: secondo Bowes, se un utente cercabile ha degli amici che non sono cercabili, quegli amici diventano cercabili, che lo vogliano o no.Inoltre una massa di dati così vasta, compilata in forma digitale, rende possibili analisi altrimenti impensabili su archivi più piccoli. In un'intervista alla BBC, Bowes ha spiegato la questione così: "Con i media cartacei tradizionali, non era possibile compilare 170 milioni di record in un formato cercabile e distribuirlo, ma ora possiamo farlo.. avere il nome di una persona non vuol dire nulla, avere il nome di cento persone non vuol dire nulla; non è statisticamente significativo. Ma quando si inizia a salire a 170 milioni, emergono dati statistici che non abbiamo mai visto prima".È proprio per questo che Bowes ha raccolto così tanti dati: per analizzarli e determinare per esempio quali sono, a livello mondiale, i nomi utente più diffusi. Un'informazione molto preziosa per chi si occupa di sicurezza informatica e deve difendersi dagli attacchi basati appunto sui tentativi che sfruttano i nomi e le password più comuni. Bowes, infatti, lavora al progetto Ncrack, uno strumento open source che permette di saggiare la resistenza di un sistema informatico agli attacchi basati su login indovinati per forza bruta (a furia di tentativi). Se siete curiosi di sapere quali sono questi nomi, l'elenco è qui su Skullsecurity e nella cache di Google.Quello che sorprende è che questo genere di raccolta di dati sia stato così facile e non sia stato bloccato da Facebook. Eppure in altri casi analoghi il social network in blu era intervenuto: nel 2008 il giornalista Robert Scoble fu bandito da Facebook per aver usato un servizio automatico, Plaxo, per compilare le informazioni di contatto dei suoi amici su Facebook.L'episodio, insomma, non va visto come una violazione di Facebook, ma come un'occasione per portare all'attenzione degli utenti il fatto che quando si pubblica un dato personale su Internet se ne perde definitivamente il controllo, checché ne dicano le garanzie di privacy offerte dai social network.Fonti: Punto Informatico, Webnews.it, Ars Technica, Guardian, BBC.
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july 2010 by hanicker
Panic Button per facebook
Uno degli argomenti più scottanti di questi ultimi periodi sono stati proprio la privacy e la sicurezza legata ai social network. Preso di mira una delle principali reti sociali, Facebook. C’è da dire che facebook ha cercato in tutti i modi possibili di arginare questo problema, installando nuove applicazioni ed aggiornando costantemente questo social net. Ma la ricerca continua per rendere la navigazione dell’utente al 100% SICURA. Infatti da pochi giorni, gli utenti inglesi di età compresa tra i 13 e i 18 possono navigare in piena sicurezza lontani dai male intenzionati.
Si inatti è stata introdotta una nuova applicazione “Panic Button” che consente agli adolescenti di essere avvisati tramite un messaggio visualizzato sul home page di eventuali abusi sul profilo.
(...)Continua a leggere Panic Button per facebook, su Geekissimo
Panic Button per facebook, pubblicato su Geekissimo il 13/07/2010
© Francesco Grauso per Geekissimo, 2010. | Permalink | Commenta! | Aggiungi su del.icio.us Hai trovato interessante questo articolo? Leggi altri articoli correlati nelle categorie Facebook, Internet, Social Network. Post tags: abusi, Facebook, minori, Privacy, Sicurezza
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july 2010 by hanicker
Privacy: 5 programmi gratis da mettere sulla propria penna USB
In tema di privacy, si sa, noi geek siamo un po’ paranoici. Se formattiamo un hard disk temiamo che qualcuno possa recuperare i file cancellati, quando navighiamo in determinati siti Web vogliamo che nessuno abbia modo di rintracciarci, abbiamo paura che le penne USB inserite nel nostro PC nascondano chissà quali loschi mezzucci per rubarci i dati, e chi più ne ha più ne metta.

Proprio sulla base di tali “paranoie”,  abbiamo deciso di proporvi l’elenco che segue, una lista con 5 ottimi programmi gratuiti per la privacy da mettere sulla propria penna USB e portare sempre con sé. Non vi resta che scoprire insieme a noi quali sono e decidere, quindi, se scaricarli o meno. Buona segretezza a tutti!

Active Kill Disk

Un vostro amico vi ha pregato di formattargli il disco fisso del PC, in modo che la sua fidanzata non potesse recuperare tutte le foto osé che aveva gelosamente custodito fino a quel momento? Per voi non esiste alcuna formattazione senza prima un bel wiping dell’hard disk? Allora mettete nella vostra pennetta di fiducia Active Kill Disk, un minuscolo programma che, avviandosi in modalità DOS, permette di cancellare interi dischi fissi in maniera sicura, rendendo praticamente impossibile il recupero dei dati. Rispetto alla versione a pagamento, la versione free del software permette di effettuare solo la cancellazione ad un solo passaggio, ma diremmo che possiamo accontentarci molto volentieri.
(...)Continua a leggere Privacy: 5 programmi gratis da mettere sulla propria penna USB, su Geekissimo

Privacy: 5 programmi gratis da mettere sulla propria penna USB, pubblicato su Geekissimo il 15/06/2010

© naqern per Geekissimo, 2010. |
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Post tags: navigazione anonima, no-install, programmi gratis, wiping
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june 2010 by hanicker
MAC addresses will be used to reveal where you live
Conor has responded to my comments on why house numbers don’t make a good metaphor for MAC addresses.

He writes that when I characterized house number as a “universal identifier”,

[Kim's argument] “confuses house address with house number. A house number is not able to be used as a universal identifier (I presume that there are many houses out there with the number 15, even in the same town, many times even on the same street in the same zip code (where the only difference is the N.W. and S.E. on the end of the street name).

“Like SSIDs and MAC addresses, the house number is only usable as an identifier once you get to the neighborhood and very often only once you get to the street.”

I like Conor’s distinction between house number and house address.  It’s true there are many houses with the number 15, thus the house number is a local identiier, and only becomes universal when combined with the street name, the city, and so on.  I hadn’t understood that this is what he was trying to say.

Then Conor continues:

“I will admit that there are some differences with the MAC address because of how basic Ethernet networking was designed. The MAC address is designed to be unique (though, those in networking know that this isn’t always the case and in fact most devices let you override the mac address anytime you want). So this could be claimed to be some form of a universal identifier. However, it’s not at all usable outside of the local neighborhood. There is no way for me to talk to a particular MAC address unless I am locally on the same network with that device.”

Conor is completely right here.  In networking as we have known it, the MAC address is not usable outside the “local network neighborhood”.  But that is exactly what this WiFi snooping is about to change.  In fact this is very much the core of what I’m talking about.

MAC addresses will be used to reveal where you live

Once you have snooped peoples’ MAC addresses, and put them into a database linking them to “where they live” (literally),  you have dramatically changed the way network identifiers work.

In this new world, armed with such a database, if you see a MAC address somewhere - anywhere - you can look it up in your database - precisely because it is unique - and see where “it lives”.   When I say, “where it lives”, I don’t mean what network it belongs to.  I mean where it is normally located in physical space - as a street address.  

Is there some way to opt out of this?  No - other than turning everything off.  Unfortunately, given the way networks are designed, we have no choice but to reveal our MAC address when we use our Wireless.  So  anyone who is physically near us and has access to a linking database has access to where we live. I’ll explore the implications of this going forward.

Conor concludes,

“I do believe that a more privacy enabled design of networking would have allowed for scenarios where MAC addresses were more dynamic and thus reducing the universal-ness and persistence of the MAC address itself…”

We both agree on this.  And IPV6 has plenty of options that could make this possible.  However, the current infrastructure is the one we live in, and one which is sorely in need of protections, mores and regulations.  The fact that current technology allows the creation of Dr. No technology like that which Google StreetView WiFi has laid on the world doesn’t mean that society should or will.

 

 
Identity  Linkage  Privacy  from google
june 2010 by hanicker
Facebook, nuova infornata di regolazioni (UPD 20100528)
Controlli semplificati per Facebook da subito. O quasiL'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.Sul blog di Facebook è comparso un paio d'ore fa un post che presenta (in inglese) i cambiamenti alle regolazioni di privacy. C'è anche una nuova pagina di spiegazione delle impostazioni (disponibile anche in italiano).Ci dovrebbe essere una nuova pagina di impostazioni di privacy come quella mostrata qui accanto, ma al momento in cui scrivo non è ancora disponibile nel mio account: Facebook sta attivando le nuove impostazioni progressivamente, rendendole disponibili "nel corso delle prossime settimane". Il tutto dovrebbe diventare accessibile da questo link.Da quello che ho capito finora, c'è la possibilità di impostare un default per le informazioni che vengono pubblicate dall'utente: il default può essere che siano visibili a tutti, che siano visibili agli amici degli amici o che siano visibili solo agli amici. La novità più interessante è che questo default è retroattivo e vale anche per il futuro: "questo controllo si applicherà anche alle impostazioni nei nuovi prodotti che lanceremo in futuro", dice il post di Facebook. Quando verrà introdotta una nuova funzione, insomma, adotterà automaticamente le impostazioni di privacy che avete definito, anziché quelle decise da Facebook come è avvenuto in passato.Restano comunque disponibili anche le vecchie impostazioni fini e selettive, per cui se il vostro default è che tutto sia leggibile solo dagli amici e volete invece rendere visibile a chiunque un dato elemento, potete farlo.La quantità di informazioni che Facebook vi obbliga a rendere visibili a tutti è stata ridotta e non è più obbligatorio rendere pubblico l'elenco di amici e di pagine. Inoltre è disponibile un modo semplificato per decidere se consentire alle applicazioni e ai siti Web di accedere alle vostre informazioni. Anche la Personalizzazione Istantanea sarà disattivabile in modo semplice, sia come impostazione generale sia come impostazione selettiva per le singole applicazioni.Le novità d'impostazione sembrano rispondere alle proteste degli utenti e alle critiche dei tecnici. Speriamo che siano l'ultima grande modifica al funzionamento del popolare social network, perché ogni cambiamento comporta inevitabilmente confusione e disorientamento, e di cambiamenti Facebook ultimamente ne ha fatti abbastanza da stordire buona parte dei propri utenti.Fonti aggiuntive: BBC, ZDNet, The Register, Sophos.2010/05/28: prime reazioniLifehacker ha pubblicato una guida alle nuove impostazioni; lo stesso ha fatto la BBC (entrambe sono in inglese). La Electronic Frontier Foundation riconosce il primo passo nella giusta direzione, ma lo considera insufficiente. Secondo Privacy International, le novità "si limitano a correggere alcune delle impostazioni di privacy più inaccettabili del sito... Facebook opera sulla base di un modello commerciale che esige la monetizzazione dei dati raccolti dagli utenti. Questo comporta assicurarsi che si ottenga il massimo flusso d'informazioni".Sophos.com ha pubblicato un mini-sondaggio su 605 utenti: ben il 93% avrebbe preferito un'impostazione opt-in di Facebook. E Graham Cluley fa un'osservazione molto interessante: se, come dice Zuckerberg, condividere le informazioni personali è così bello e attraente per gli utenti, perché Facebook non imposta tutto privato e lascia che siano gli utenti a condividere per il piacere di farlo? Per chi invece sottolinea che gli utenti hanno già fatto la loro scelta di rinuncia alla privacy entrando in Facebook, Cluley ricorda che molti utenti ci sono entrati quando le impostazioni erano ben diverse e più favorevoli alla tutela dei dati personali, e ora si trovano legati al social network per via dei rapporti interpersonali intrattenuti tramite Facebook. Mollare non è facile. Il Silicon Alley Insider ha inoltre pubblicato un presunto scambio di messaggi istantanei di Mark Zuckerberg, poco dopo aver avviato The Facebook a 19 anni, che sembra delineare molto chiaramente l'atteggiamento poco rispettoso del giovane Zuckerberg nei confronti dei suoi utenti: "They 'trust me'.... Dumb fucks". Non credo sia necessaria la traduzione. E ci sono altre rivelazioni di scorrettezze e violazioni della privacy da parte di Zuckerberg nella causa che lo ha visto accusato di aver rubato l'idea di Facebook a dei colleghi di Harvard e di aver sabotato i loro sforzi.Intanto c'è chi si diverte a usare Facebook per far emergere informazioni potenzialmente imbarazzanti: Youropenbook.org permette di cercare parole chiave in tutte le bacheche degli utenti se sono pubbliche (intenzionalmente oppure, cosa più divertente, senza accorgersene), e ricerche come "ubriaca" o "threesome last night" danno risultati di fronte ai quali è difficile stare seri, corredati di nome e immagine del profilo di chi ha messo in piazza quello che forse era meglio tenere per sé.Il servizio Evil, presso Tomscott.com, permette invece di elencare i numeri di telefono degli utenti Facebook che spesso rendono pubblico questo dato inavvertitamente, per esempio quando annunciano agli amici che hanno smarrito il telefonino.Ma ci sono anche strumenti come ReclaimPrivacy.org, che permettono di vedere cosa c'è di pubblico nel proprio profilo Facebook e di impostarne la visibilità in modo molto semplice. E la conta degli utenti che annunciano il proprio ritiro da Facebook su Quitfacebookday.com è salita a oltre 23.000.Fonti aggiuntive: The Inquirer, Business Insider, Punto Informatico, BBC.
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may 2010 by hanicker
Che succede in casa Facebook?
Facebook, tira aria di rivoltaL'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.Non vorrei sembrare monomaniaco, ma stanno succedendo molte cose intorno a Facebook che potrebbero essere i segnali di una svolta, o meglio di una rivolta, per cui torno a parlarne, anche perché quando c'è di mezzo un social network con quasi 500 milioni di utenti, ogni tremito è un sisma.L'annuncio di una riunione plenaria del personale di Facebook oggi alle 16 (ora del Pacifico) per discutere la strategia globale di privacy dell'azienda si combina con l'intervista del New York Times a Elliot Schrage, vicepresidente di Facebook per le politiche aziendali pubbliche, che si trova a rispondere con tante scuse alle domande di lettori e utenti inferociti dai continui cambiamenti delle impostazioni di privacy, ammettendo che i cambiamenti "sembrano causare troppa confusione" e che questo "non è accettabile o sostenibile". Il NYT presenta anche un eloquentissimo grafico (mostrato in parte qui sopra) di come le impostazioni di privacy di Facebook siano diventate ingarbugliate, con 50 regolazioni e più di 170 opzioni, e di come le dichiarazioni di gestione della privacy siano passate delle 1004 parole del 2005 alle 5830 di oggi (Flickr, a titolo di paragone, ne usa 384; i dati si riferiscono alla versione in inglese). Per non parlare delle FAQ di privacy, che contano 45.000 parole.Poi c'è l'influente sito Wired, che scrive esplicitamente che "Facebook è sclerato, ebbro dei sogni di dominio planetario di Mark Zuckerberg. È ora che il resto dell'ecosistema del Web lo riconosca e si dia da fare per sostituirlo con qualcosa di aperto e distribuito". Poi procede a elencare inesorabilmente i problemi di Facebook, come la censura dei messaggi. O il fatto che se qualcuno dei vostri contatti risponde a uno dei tanti quiz di Facebook, i vostri dati personali vengono ceduti al gestore del quiz.E c'è anche Diaspora, il progetto di quattro studenti del Courant Institute statunitense che vuole creare un social network che rimpiazzi Facebook e sia un'alternativa open source, cifrata e decentrata: aveva chiesto diecimila dollari di finanziamento tramite Kickstarter.com, ed è ora a quota 114.000 e rotti. Un segno piuttosto tangibile della disaffezione verso i social network centralizzati.A volte, però, i segnali di rivolta sono fasulli. Information Week segnala che la ricerca in Google della frase "how to quit Facebook" ("come lasciare Facebook") genera quasi 17 milioni di risultati, come se questo fosse un indicatore di una crescente disaffezione di massa, ma è una bufala, perché quel risultato si ottiene soltanto digitando la frase senza virgolette, per cui Google conta qualunque pagina Web che contenga anche soltanto queste quattro parole in ordine sparso, quindi anche quelle in cui c'era scritto, per esempio "come lasciare il proprio fidanzato e trovarne un altro su Facebook". Una ricerca più corretta, fra virgolette, restituisce soltanto 11.300 risultati. Oltretutto si tratta di risultati che possono risalire ad anni fa e quindi non sono per nulla indicativi di una tendenza recente.Google Trends sarebbe stato forse più corretto come strumento d'indagine, ma fornisce risultati contrastanti: un progressivo aumento per "delete Facebook account" o "close Facebook account", ma un picco ben più alto nel 2009 che nel 2010 per "quit Facebook". Insomma, basta scegliere bene le parole chiave per dimostrare tutto e il contrario di tutto.Un altro indicatore interessante, suggerito dalla BBC, è digitare "how to quit" nella pagina iniziale di Google e vedere quali completamenti vengono suggeriti: la frase "how to quit Facebook" è ottava fra i risultati, stando al test di SearchEngineLand. A me risulta addirittura seconda, subito dopo "come smettere di fumare", in questo momento:Anche il comitato consultivo dei responsabili governativi europei per la protezione dei dati personali ha messo Facebook nel mirino. Ieri (12 maggio) ha pubblicato un comunicato stampa in cui segnala di aver scritto a Facebook avvisando che "è inaccettabile che la società abbia cambiato in modo fondamentale le impostazioni predefinite nella sua piattaforma di social networking a detrimento degli utenti... i fornitori dei siti di social networking devono essere consapevoli che sarebbe una violazione delle leggi sulla protezione dei dati se usassero dati personali di altri individui, contenuti in un profilo utente, per scopi commerciali se tali individui non hanno dato il proprio consenso libero e non ambiguo". Il grassetto è presente nell'originale.I garanti per la privacy sembrano aver suggerito nella lettera mandata a Facebook che gli utenti farebbero bene a usare pseudonimi, come si consiglia da tempo di fare, ma il social network ha risposto picche: "Benché ci siano molte cose nella loro lettera sulle quali siamo d'accordo, ce ne sono altre sulle quali siamo in disaccordo, come per esempio la proposta di usare pseudonimi sui social network.. Facebook si è sempre basata su una cultura dei nomi reali... ci sono molti posti su Internet dove una persona può essere anonima: Facebook non è uno di quelli." Ce ne siamo accorti.La speranza è che tutti questi moniti vengano presi sul serio da Facebook e portino a un drastico ripensamento delle regole di privacy che riportino questo social network a quello che era all'inizio, quando aveva ancora l'articolo davanti al nome (si chiamava Thefacebook) e le sue regole dicevano esplicitamente:"Nessuna informazione personale che invii a Thefacebook sarà disponibile a nessun utente del Sito Web che non appartenga ad almeno uno dei gruppi che hai specificato nelle tue impostazioni di privacy." Era solo il 2005, come nota una ricerca della Electronic Frontier Foundation. Oggi quelle stesse regole contengono frasi come questa:Quando ti connetti a un'applicazione o a un sito Web, fornisci l'accesso alle informazioni generali su di te. Con "Informazioni generali" si intendono informazioni su di te e i tuoi amici, quali il nome, l'immagine del profilo, il sesso, l'ID utente, le connessioni, nonché qualsiasi contenuto condiviso con l'impostazione di privacy "Tutti"... Per impostazione predefinita, la privacy per determinati tipi di informazioni che pubblichi su Facebook è impostata su "Tutti"...I grafici di Matt McKeon sono molto eloquenti. Questa era l'accessibilità di default ai dati personali nel 2005:Questa è quella attuale:Per farla breve: Facebook si guadagnò il nucleo iniziale di utenti soddisfatti offrendo loro impostazioni semplici e potenti che controllavano la visibilità delle loro informazioni personali e partendo dal presupposto che praticamente tutto doveva essere privato salvo intervento esplicito dell'utente. Era uno spazio privato che rendeva facili le comunicazioni fra gli utenti di un gruppo. Poi Facebook ha intuito che gli utenti, i loro dati personali e le loro connessioni con altri utenti erano una merce preziosa con la quale si potevano fare i miliardi, e ha man mano ceduto l'accesso a questi dati agli inserzionisti pubblicitari e ai partner commerciali (Microsoft Docs, Pandora e Yelp, per esempio), rendendo invece più difficile agli utenti mantenere il controllo delle proprie informazioni. Informazioni che oggi sono in gran parte pubbliche salvo intervento dell'utente.È per questa inversione completa di rotta che gli utenti e le autorità stanno protestando. La domanda di fondo, alla fine, è molto semplice: qual è il beneficio per gli utenti in tutto questo? Poi ne nascono altre: perché deve essere così complicato tenere i contatti con gli amici senza farsi tormentare da applicazioni ficcanaso, e perché le regole cambiano in continuazione?E se siete convinti di saper tenere testa alle crescenti complicazioni di Facebook e di sapere quali vostre informazioni messe sul social network sono private e quali sono accessibili a chiunque su Internet, fate il test di Zesty, sviluppato dal canadese Ka-Ping Yee. Poi rispondete a questa domanda: sapete cos'è la Personalizzazione Istantanea e come disabilitarla? Sapete cosa implica la frase "Se la disattivi, i tuoi amici potranno comunque condividere le informazioni pubbliche su di te presenti in Facebook su tali siti partner"? Anzi, sapete come trovare questa Personalizzazione, anch'essa attivata per default a tutti, senza cliccare su questo link? Non barate. Buon divertimento.
facebook  privacy  from google
may 2010 by hanicker
I garanti sulla privacy da tutto il mondo si scagliano contro Google
A quanto pare è partita un’azione congiunta, senza un reale valore legale, contro il gigante di Mountain View da parte dei garanti sulla privacy della maggior parte dei paesi che ne hanno uno.

A scatenare il putiferio sarebbe stato Google Buzz e il modo in cui è stato implementato. Secondo i garanti sulla privacy coinvolti, fra cui non figura il garante statunitense, Google Buzz sarebbe stato introdotto alla comunità senza le dovute precauzioni in termini di privacy.

Altro punto su cui i garanti si sono concentrati è stato Google Street View, e questa suona meno come una novità, visto che Google non sta avendo vita facile qui, nel vecchio mondo, dove molti governi premono perché la frequenza con cui Google indicizza le strade sia diminuita.

(...)Continua a leggere I garanti sulla privacy da tutto il mondo si scagliano contro Google, su Geekissimo

© Fulvio Minichini per Geekissimo, 2010. |
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Google  Privacy  from google
april 2010 by hanicker
Rastrellati i dati di 210 milioni di utenti, Facebook interviene
Quanto è facile censire gli utenti di Facebook? Tanto da scatenare gli avvocatiPete Warden, un esperto in ricerche online, è riuscito da solo a raccogliere e analizzare i dati pubblici di 210 milioni di utenti di Facebook, correlandoli per far emergere relazioni statistiche nascoste fra utenti: nomi, indirizzi, amicizie e interessi, tutti pubblicati dagli utenti del social network, hanno permesso di ricavare una mappa delle relazioni interpersonali online degli Stati Uniti molto illuminante dal punto di vista demografico e sociale, scoprendo per esempio città lontane iperconnesse fra loro e altre località vicine che invece non si parlano affatto e rivelando una ripartizione del paese in grandi aree dai comportamenti sociali fortemente differenti.Warden aveva intenzione di pubblicare il proprio archivio, dopo averlo debitamente anonimizzato, perché sarebbe stato uno strumento prezioso per molti ricercatori interessati a studiare le interazioni sociali moderne, ma gli avvocati di Facebook gli hanno intimato di non pubblicarlo e gli hanno anzi chiesto di distruggerlo. Cosa che Warden, non avendo soldi per sostenere una lite legale, ha fatto.Secondo l'ufficio legale di Facebook, la raccolta di dati violava le condizioni di servizio del social network ("Non raccogliere contenuti o informazioni degli utenti, né accedere in altro modo a Facebook, usando strumenti automatizzati (come bot di raccolta, robot, spider o scraper) senza la nostra autorizzazione"). Warden, però, si difende dicendo che non ha mai sottoscritto quelle condizioni, perché ha raccolto soltanto dati che erano accessibili senza fare login a Facebook e che sono tuttora accessibili anche tramite la cache di Google.L'attività di Pete Warden non è un caso isolato: altri ricercatori, nota New Scientist, hanno già utilizzato tecniche analoghe per analizzare i dati pubblici di Facebook e altri social network per estrarre correlazioni poco evidenti a prima vista ma molto interessanti da studiare. E da sfruttare commercialmente: il fatto che un singolo ricercatore, con le proprie risorse private, sia riuscito ad acquisire quest'enorme numero di dati personali dimostra quanto sia facile questo censimento di massa, che permette per esempio a un'azienda di acquisire informazioni dettagliate sui propri clienti tramite correlazioni con altri database pubblici (quelli dei censimenti governativi, per esempio) e magari rivendere queste informazioni senza avere la correttezza di anonimizzarle.Le tecniche descritte da Warden e dai suoi colleghi permettono anche a uno spammer senza scrupoli di usare le informazioni raccolte per bombardare gli utenti con campagne pubblicitarie mirate. La norma sociale in fatto di privacy sarà anche cambiata, secondo Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, ma l'irritazione prodotta dallo spam no.Soprattutto, casi come questo dimostrano che anche nei social network il tutto è più della somma delle sue parti, per dirla con Aristotele: il singolo dato pubblicato può sembrare innocuo e anonimo, ma la massa dei dati può essere analizzata e incrociata con altre fonti per estrarne profili personali tutt'altro che anonimi, come si è visto di recente in un paio di casi emblematici.Prudenza, dunque, anche perché ogni tanto Facebook inciampa e alle falle strutturali aggiunge quelle momentanee. Per esempio, il 30 marzo scorso gli indirizzi di e-mail degli utenti Facebook che erano stati impostati come privati sono diventati tutti pubblici per circa mezz'ora; poi sono ridiventati privati. Gli spammer ringraziano.
facebook  privacy  from google
april 2010 by hanicker
Attenti alle foto con coordinate GPS
Cellulari e fotocamere con GPS, occhio a non rivelare troppoSe avete un telefonino o una fotocamera con GPS integrato, attenti a cosa fotografate e a come pubblicate le vostre foto: se non le ripulite prima di diffonderle, addio anonimato, con conseguenze piuttosto imbarazzanti.Prendete per esempio la signorina qui accanto, che ha deciso di immortalare la parte migliore di sé usando un iPhone (l'inquadratura originale è più ampia ma probabilmente inadatta a un blog per famiglie, a meno che siano famiglie di proctologi). Si è coperta il viso in modo da non essere riconoscibile e quindi sfruttare l'anonimato per un'esibizione molto personale.Ma nelle fotografie digitali vengono memorizzati vari dati, come la data e l'ora dello scatto e le regolazioni della fotocamera. Nelle fotocamere e nei telefonini dotati di GPS, come appunto gli iPhone recenti, insieme a questi dati ci sono le coordinate geografiche del luogo dove è stata scattata la foto. Addio anonimato.Con questi dati è sufficiente un giretto su Google Maps e (se disponibile) su Street View per scoprire dove si trova la disinibita donzella.Non posso garantire che i dati siano reali o che la foto sia autentica, visto che la fonte dell'esempio è 4chan, ma il concetto è certamente valido.Una foto del genere, associata al proprio nome e cognome, potrebbe causare non pochi problemi per anni, per esempio durante una ricerca di lavoro. Al potenziale datore di lavoro basterebbe una Googlata per trovare un quadro molto chiaro e aperto della situazione.Anche foto meno compromettenti possono essere fonte di guai se corredate di dati GPS. La vostra foto al bar o al ristorante o in ufficio diventa improvvisamente localizzabile. Una manna dal cielo per qualunque persona voglia pedinarvi o molestarvi o fare di peggio: basta sfogliare le vostre foto pubbliche per sapere che locali frequentate, dove lavorate, dove abitate e che orari fate. Lo stesso vale anche per le persone che conoscete: una foto etichettata "A casa di Piera" è innocua, ma la stessa foto con dati GPS permette a chiunque di sapere dove abita Piera.Se volete davvero pubblicare o distribuire foto anonimizzate, ricordatevi di purgare i dati EXIF dalle immagini (il metodo più semplice e sicuro che mi viene in mente è visualizzare la foto sullo schermo e catturarla, poi pubblicare la cattura, ma ci sono vari programmi che rimuovono i dati EXIF per i vari sistemi operativi). L'iPhone permette di disattivare l'inclusione dei dati GPS nelle foto.Maggiori dettagli sono in questo articolo di Kelsocartography (in inglese).
iPhone  fotografia  sicurezza  privacy  from google
march 2010 by hanicker
Gmail Detects and Warns You If Someone Else Is Using Your Account [Gmail]
Gmail launched a new feature this morning designed to detect suspicious activity in your account and notify you when a suspicious login has occurred in your account. More »
Gmail  Email  Google  Privacy  Security  Top  from google
march 2010 by hanicker
Run Your Own Free Proxy Through the Google App Engine [Proxy]
Finding a good proxy is difficult. You either have to run it yourself from your home computer or web server, or you're left scavenging about for free proxies online. Instead, you can run one for free through the Google App Engine.
If you want total control over your proxy experience, you can always run a home proxy. We showed you how to set one up last month with our guide to bypassing heavy-handed firewalls. While you're tinkering away with your home network it's also worth setting up a SSH SOCKS proxy to encrypt and secure all your remote traffic too.

If you don't want to leave your computer on all the time or be limited by the speed of your home internet connection however, you can use a Google account to set up a proxy server that runs off the Google Apps Engine and allows you to browse via proxy independent of your home network and without having to trust a sketchy third-party proxy. You'll be running your own proxy server through the Apps Engine, free for you to tweak. They've put together a detailed guide at Digital Inspiration, check out the video below:

For step by step instructions, including lots of screen shots, visit the link below. Have your own way for circumventing firewalls and browsing on your own terms? Let's hear about it in the comments.

How-To Setup Your Own Web Proxy Server for Free with Google Apps Engine [Digital Inspiration]
Proxy  Browsing  Google_Apps  Privacy  Security  Top  Web_Browsing  from google
march 2010 by hanicker
Stop Google Buzz From Showing the World Your Contacts [Privacy]
Whether you call it a huge privacy flaw or just an annoyance, Google Buzz can put the contacts you automatically follow—a.k.a. those you most frequently email or chat—on a public profile page. Here's how to undo that.
Google Blogoscoped's Philipp Lenssen felt he had to avoid following certain Buzz contacts, as he didn't want to expose his social circle to the wider net. He's right—if you have a Google Profile, once you set up Buzz, those you're following, and those following you, are shown on your profile page in a right-hand link list.

Update: This might not apply if you haven't touched much inside Buzz, or haven't set up a Google Profile, or that Profile is set to be hidden from the public. If so, you're mostly in the clear. But keep in mind that, once you post to Buzz, your profile will likely be created, and you'll want to know what's getting put up on the web.

To turn this off, sign into your Google account (via Gmail or elsewhere) and head to your Google profile—that link should work if you're signed in. Look for the two links showing "Following X people" and "X people following me." There's a gray note underneath those numbers, indicating whether they're visible to just you or to everyone.

If they're visible to everyone, hit the "Edit Profile" link on the right-hand edge of the blue bar in the middle of the page, to the right of "About me," "Buzz," and "Contact info." In the third column of options there, there are checkboxes that control privacy features, and one of them is labeled "Display the list of people I'm following and people following me." Un-check that box, and now your list of followers and followees is private—or at least seen only by those you're following, perhaps.

Want Google Buzz gone entirely? Log into Gmail, then look at the bottom of your inbox page for a "Turn off Buzz" link. If you're mainly annoyed at Buzz's constant, um, buzzing, read up on removing Buzz updates from your inbox.

This tip came courtesy of Contributing Editor Lisa, who was similarly shocked to see Google dropping everyone's frequently-contacted names on the net. If you've found a similarly crucial privacy tweak for Buzz, tell us about it in the comments.
Privacy  Contact_Management  Contacts  Gmail  google_buzz  Google_Chat  google_profile  Top  from google
february 2010 by hanicker

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