Postini in pensione
may 2011 by hanicker
Mi lamento spesso della tecnologia, ma questa volta son qui per parlarne bene.
Ho appena spento per sempre due server, un HP DL380 G3 e un IBM X205. Funzionavano ininterrottamente da agosto 2003. Erano due server con Windows 2003 Server, che fino a pochi mesi fa ospitavano Exchange Server con circa un centinaio di caselle ciascuno. Mai reinstallati, mai nessun guasto, se non forse un paio di dischi del RAID; uno dei due ha fatto anche il Domain Controller fino a due ore fa. Il cliente all’epoca aveva speso parecchio per comprarli, ma casi come questo fanno capire come la qualità a lungo termine sia sempre la scelta giusta. Cose che faccio fatica a far capire a chi pensa che i computer siano tutti uguali. I loro dischi SCSI hanno girato 15.000 volte al minuto per 8 anni, così come la dozzina di ventole dello chassis: fate due conti. Probabilmente sarebbero durati ancora, ma non ha senso scommettere su queste cose, sia per ragioni di costi di manutenzione, che per l’aggiornamento della tecnologia.
Non dico che ci fossi affezionato, ma ogni volta che metto in pensione un apparato che ha lavorato così a lungo mi fa sempre una certa impressione.
Adesso scorrazzano felici nei loro verdi pascoli di vetronite.
Tags: Personali, server, Tecnica
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Personali
server
Tecnica
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Ho appena spento per sempre due server, un HP DL380 G3 e un IBM X205. Funzionavano ininterrottamente da agosto 2003. Erano due server con Windows 2003 Server, che fino a pochi mesi fa ospitavano Exchange Server con circa un centinaio di caselle ciascuno. Mai reinstallati, mai nessun guasto, se non forse un paio di dischi del RAID; uno dei due ha fatto anche il Domain Controller fino a due ore fa. Il cliente all’epoca aveva speso parecchio per comprarli, ma casi come questo fanno capire come la qualità a lungo termine sia sempre la scelta giusta. Cose che faccio fatica a far capire a chi pensa che i computer siano tutti uguali. I loro dischi SCSI hanno girato 15.000 volte al minuto per 8 anni, così come la dozzina di ventole dello chassis: fate due conti. Probabilmente sarebbero durati ancora, ma non ha senso scommettere su queste cose, sia per ragioni di costi di manutenzione, che per l’aggiornamento della tecnologia.
Non dico che ci fossi affezionato, ma ogni volta che metto in pensione un apparato che ha lavorato così a lungo mi fa sempre una certa impressione.
Adesso scorrazzano felici nei loro verdi pascoli di vetronite.
Tags: Personali, server, Tecnica
may 2011 by hanicker
Post in cui sembro un motivatore da convention aziendale
march 2011 by hanicker
Una guida alla corsa per nerd e pigri; cose che ho scoperto da solo, con fatica e con un processo di prove ed errori.
Fino a qualche anno fa avevo il sedere a forma di divano e l’idea di correre o fare del movimento non mi sfiorava neppure. Poi l’età e gli acciacchi mi hanno suggerito che una forma fisica migliore avrebbe migliorato la qualità della mia vita. Io sono pigro, molto pigro, e ho capito che la strategia migliore è quella di eliminare scuse e distrazioni.
Abbigliamento (escluse scarpe):
Non serve spendere molto, ma qualcosa ci vuole. I capi per la corsa hanno tagli e materiali adatti alla loro funzione; da Decathlon per un paio di pantaloncini e una maglietta ci vogliono meno di 20 euro; è roba che, se lavata, asciuga in mezza giornata. Ma perché? Non si può correre anche in tshirt e pantaloni della tuta? Sì, si può ma non è comodo, gli indumenti di cotone si inzuppano e pesano, fregano sulla pelle, tengono freddo, e danno fastidio. Sono una scusa per correre meno, rimandare o dire “non fa per me”. Eliminare il problema alla radice. Eliminare le scuse.
Scarpe:
Le scarpe sono l’unica cosa veramente importante e bisogna cercare di trovare quelle adatte. Purtroppo non è semplice, bisogna farsi aiutare ma ci vuole qualcuno di cui fidarsi; di solito ogni città ha un paio di negozi di riferimento dove essere consigliati. Io ho iniziato con un paio di Adidas da 40 euro perché non me la sentivo di spendere di più e, naturalmente, ho sbagliato. Le scarpe erano comode e il grip buono, ma le ginocchia mi facevano male. E io non sapevo che era colpa delle scarpe. Stavo anche pensando di rivolgermi a un ortopedico e quando mi ero quasi deciso a fare il grande passo, ho avuto una botta di fortuna: Alessandro Fedeli di Digital PR mi ha mandato un paio di Adidas Response Cushion che si sono rivelate particolarmente adatte a me. Intanto il male alle ginocchia è sparito immediatamente, e dopo averci corso per alcune centinaia di chilometri non ho ancora trovato un difetto a queste scarpe. Le ho sporcate, le ho lavate, e sono tornate nuove. Le altre si sono scucite dopo qualche mese, queste sono ancora perfette. Probabilmente sono stato fortunato perché questo modello si adatta bene al mio piede e al mio tipo di corsa, ma ho capito l’importanza di un paio di scarpe di buona qualità. Le comprerei? Sì: ho già l’ansia pensando al momento, spero il più lontano possibile, in cui le dovrò sostituire. Scarpe comode e adatte alla corsa, bisogna dimenticarsi di averle: eliminare le distrazioni.
Musica:
Questa è molto personale, ma per me è stata una grossa spinta. Trovati un paio di cuffie che stiano al loro posto saldamente mentre corri, non vuoi essere distratto da robe che cascano dalle orecchie. Io uso un paio di ear buddy con la spugnetta che le fa stare in sede. La spugnetta si inzuppa e ogni tanto va cambiata, da Fnac per 3 euro trovi un blister da 6, colori assortiti. La playlist è fondamentale, non tanto per il ritmo della corsa, di quello parliamo dopo, ma deve essere musica che ti piace senza se e senza ma. Ogni brano non ti deve far venire voglia di skippare al successivo. Dopo un po’ di tentativi adesso riesco a correre senza mai cambiare brano. Non fare esperimenti con musica che non conosci e mettici tutto quello che vuoi senza vergognarti. Il punto non è fare il figo post-indie, il punto è associare una cosa che ti fa stare bene alla corsa. Al momento ogni volta che sento un brano che mi piace molto non posso fare a meno di pensare a correre. Vale tutto: io passo dagli Air a Lady Gaga, dai Led Zeppelin a Nada. Non ha la minima importanza, la musica che ti fa venire la pelle d’oca, ti stimola le endorfine o ti mette allegria, è quella giusta. Lo scopo è associare il piacere della musica alla corsa. Il lettore Mp3: se non ha lo schermo è meglio, meno distrazioni. Io corro con un iPod Shuffle di terza generazione e credo sia il miglior lettore di sempre per la corsa: è leggero da non sentirlo addosso, non distrae e ha i comandi sul filo delle cuffie. Anche per la musica, vale il principio di eliminare le scuse (“mi annoio”) e di concentrarsi su se stessi e non sugli oggetti che si portano addosso. Via le distrazioni.
I gadget:
In breve: lascia perdere. GPS, iPhone, Android, tutte quelle diavolerie che si mettono nelle scarpe e parlano con gli iCosi. Tutta roba che distrae e fa arrabbiare perché non funziona mai come vorresti. Portarseli appresso vuol dire fasce, custodie, marsupi e borsette, tutte cose che danno fastidio. Se proprio vuoi sapere quanta strada fai, misura il percorso una volta a piedi o in bici, poi lascia i giocattoli a casa. Guarda quelli fighi, quelli che ti sorpassano correndo come se tu fossi fermo e corrono ancora per chilometri dopo che hai esalato l’ultimo respiro e controlli, sudato marcio, le mail sul tuo smartphone, quelli lì, dicevo, li hai visti? Non hanno nulla, neppure la musica, sentono; maglietta, pantaloncini, testa alta e gambe in spalla: ci sarà un motivo perché loro sì e tu no. Il cellulare lascialo a casa, non ti serve. Via le distrazioni.
Il cardiofrequenzimetro:
Questo è l’unico gadget che mi sento di consigliarti, almeno fino a quando non imparerai a conoscere il tuo ritmo e le tue prestazioni. Si tratta di un orologio digitale da portare al polso che comunica senza fili con una fascia elastica che si allaccia sotto le tette. Rileva le pulsazioni ed è tutto quello che ti serve, non farti abbagliare da cose costose che hanno un milione di funzioni: io ho speso 30 euro da Decathlon e ho capito dopo che mi bastava il modello base, da 20. Questo oggetto ti dice se stai “tirando” troppo per le tue possibilità, che è esattamente l’errore che fanno tutti quelli che iniziano. L’ho fatto anche io, poi ho preso questa diavoleria e in pochissimo tempo ho raddoppiato distanza e durata della corsa senza aumentare la fatica. Si basa su un principio semplicissimo: c’è una frequenza cardiaca corretta per correre, e salire troppo è deleterio. Le prime volte che l’ho usato mi sembrava di stare con uno che mi dicesse continuamente di rallentare. Dopo qualche tempo ho imparato a conoscermi e adesso ne potrei anche fare a meno perché sento da solo se mi sto sforzando troppo. In rete si trovano parecchie indicazioni su come calcolare il proprio intervallo, che dipende da peso, altezza, età, e frequenza massima sotto sforzo. Per questo il ritmo della playlist non è importante: devi seguire il tuo organismo e non la musica.
Il percorso e i progressi:
Scegli un posto per correre che sia facile e veloce da raggiungere. (Niente scuse: “è lontano, c’è traffico, è tardi”) L’ideale sarebbe un percorso in mezzo al verde, lontano dal traffico e non troppo affollato. Comincia per gradi: all’inizio correvo 10 minuti e mi sembrava di morire. Ci vuole un po’ di tempo ma non bisogna perdere la fiducia perché dopo poco tempo i risultati non tardano ad arrivare. Con il passare del tempo le distanze aumenteranno naturalmente, e tu sarai sempre più contento dei progressi. Anche uno poco sportivo e fuori forma come me è riuscito a ottenere dei risultati. Scegli un percorso “andata e ritorno”: se devi fare 10 chilometri, il tuo obiettivo è allontanarti dalla base di 5, devi pensare solo a quello. Quando sarai là, l’unica cosa che puoi fare è tornare indietro per altri 5 km. Non hai scuse.
Sì OK, ma perché?
Perché fa stare meglio e fare le scale senza ansimare è bello, perché ho perso parecchio peso senza grossa fatica e privazioni, e la schiena e le articolazioni sentitamente ringraziano. Perché è un modo facile di aumentare la fiducia in se stessi e l’autostima. Senza darsi degli obiettivi irraggiungibili o tabelle di marcia sfiancanti, migliorare di volta in volta aiuta, perché è qualcosa in cui è facile riuscire. Perché aiuta a contenere gli eccessi alimentari: dopo aver fatto tanta fatica per correre 10 minuti in più, prima di mangiare il terzo muffin al cioccolato ci pensi due volte. Perché è un’attività molto rilassante: con un minimo di allenamento si riesce a meditare dimenticandosi che si sta correndo e si raggiungono livelli di concentrazione elevatissimi. Perché è tempo che ti prendi per te per fare qualcosa di costruttivo che ti fa bene.
Varie ed eventuali:
Non mangiare prima di correre, e non bere troppo prima. Se corri la mattina, bevi solo un succo e fai colazione dopo. Se ce la fai, aspetta almeno un’ora prima di mangiare, dopo: aiuta a bruciare più grassi. Vai in bagno prima e cerca di fare tutto quello che puoi, non serve che ti spieghi perché. Corri a testa alta e guarda avanti, non guardarti i piedi. Il tuo sguardo deve stare nel punto più lontano della strada che riesci a vedere: quella è la tua meta. Questo è Michael Doohan, uno dei più grandi di tutti i tempi: non guarda la strada sotto le ruote ma guarda la sua meta, la prossima curva. Non guarda dov’è, ma dove deve andare, guarda avanti. La determinazione serve per caricarsi, e Doohan è stato uno dei campioni più determinati in assoluto.
Queste cose sono quelle che sono servite a me; sono partito da zero, non sono un fanatico e dei tempi mi importa poco. Quello che mi importa è che ho trovato un’attività che mi piace, mi rilassa ed è facile da fare.
(Sì, le scarpe me le hanno regalate. Mesi fa. Mi hanno chiesto solo una recensione personale e trasparente, che faccio solo ora con l’occasione di questo post.)
Tags: corsa, Personali
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corsa
Personali
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Fino a qualche anno fa avevo il sedere a forma di divano e l’idea di correre o fare del movimento non mi sfiorava neppure. Poi l’età e gli acciacchi mi hanno suggerito che una forma fisica migliore avrebbe migliorato la qualità della mia vita. Io sono pigro, molto pigro, e ho capito che la strategia migliore è quella di eliminare scuse e distrazioni.
Abbigliamento (escluse scarpe):
Non serve spendere molto, ma qualcosa ci vuole. I capi per la corsa hanno tagli e materiali adatti alla loro funzione; da Decathlon per un paio di pantaloncini e una maglietta ci vogliono meno di 20 euro; è roba che, se lavata, asciuga in mezza giornata. Ma perché? Non si può correre anche in tshirt e pantaloni della tuta? Sì, si può ma non è comodo, gli indumenti di cotone si inzuppano e pesano, fregano sulla pelle, tengono freddo, e danno fastidio. Sono una scusa per correre meno, rimandare o dire “non fa per me”. Eliminare il problema alla radice. Eliminare le scuse.
Scarpe:
Le scarpe sono l’unica cosa veramente importante e bisogna cercare di trovare quelle adatte. Purtroppo non è semplice, bisogna farsi aiutare ma ci vuole qualcuno di cui fidarsi; di solito ogni città ha un paio di negozi di riferimento dove essere consigliati. Io ho iniziato con un paio di Adidas da 40 euro perché non me la sentivo di spendere di più e, naturalmente, ho sbagliato. Le scarpe erano comode e il grip buono, ma le ginocchia mi facevano male. E io non sapevo che era colpa delle scarpe. Stavo anche pensando di rivolgermi a un ortopedico e quando mi ero quasi deciso a fare il grande passo, ho avuto una botta di fortuna: Alessandro Fedeli di Digital PR mi ha mandato un paio di Adidas Response Cushion che si sono rivelate particolarmente adatte a me. Intanto il male alle ginocchia è sparito immediatamente, e dopo averci corso per alcune centinaia di chilometri non ho ancora trovato un difetto a queste scarpe. Le ho sporcate, le ho lavate, e sono tornate nuove. Le altre si sono scucite dopo qualche mese, queste sono ancora perfette. Probabilmente sono stato fortunato perché questo modello si adatta bene al mio piede e al mio tipo di corsa, ma ho capito l’importanza di un paio di scarpe di buona qualità. Le comprerei? Sì: ho già l’ansia pensando al momento, spero il più lontano possibile, in cui le dovrò sostituire. Scarpe comode e adatte alla corsa, bisogna dimenticarsi di averle: eliminare le distrazioni.
Musica:
Questa è molto personale, ma per me è stata una grossa spinta. Trovati un paio di cuffie che stiano al loro posto saldamente mentre corri, non vuoi essere distratto da robe che cascano dalle orecchie. Io uso un paio di ear buddy con la spugnetta che le fa stare in sede. La spugnetta si inzuppa e ogni tanto va cambiata, da Fnac per 3 euro trovi un blister da 6, colori assortiti. La playlist è fondamentale, non tanto per il ritmo della corsa, di quello parliamo dopo, ma deve essere musica che ti piace senza se e senza ma. Ogni brano non ti deve far venire voglia di skippare al successivo. Dopo un po’ di tentativi adesso riesco a correre senza mai cambiare brano. Non fare esperimenti con musica che non conosci e mettici tutto quello che vuoi senza vergognarti. Il punto non è fare il figo post-indie, il punto è associare una cosa che ti fa stare bene alla corsa. Al momento ogni volta che sento un brano che mi piace molto non posso fare a meno di pensare a correre. Vale tutto: io passo dagli Air a Lady Gaga, dai Led Zeppelin a Nada. Non ha la minima importanza, la musica che ti fa venire la pelle d’oca, ti stimola le endorfine o ti mette allegria, è quella giusta. Lo scopo è associare il piacere della musica alla corsa. Il lettore Mp3: se non ha lo schermo è meglio, meno distrazioni. Io corro con un iPod Shuffle di terza generazione e credo sia il miglior lettore di sempre per la corsa: è leggero da non sentirlo addosso, non distrae e ha i comandi sul filo delle cuffie. Anche per la musica, vale il principio di eliminare le scuse (“mi annoio”) e di concentrarsi su se stessi e non sugli oggetti che si portano addosso. Via le distrazioni.
I gadget:
In breve: lascia perdere. GPS, iPhone, Android, tutte quelle diavolerie che si mettono nelle scarpe e parlano con gli iCosi. Tutta roba che distrae e fa arrabbiare perché non funziona mai come vorresti. Portarseli appresso vuol dire fasce, custodie, marsupi e borsette, tutte cose che danno fastidio. Se proprio vuoi sapere quanta strada fai, misura il percorso una volta a piedi o in bici, poi lascia i giocattoli a casa. Guarda quelli fighi, quelli che ti sorpassano correndo come se tu fossi fermo e corrono ancora per chilometri dopo che hai esalato l’ultimo respiro e controlli, sudato marcio, le mail sul tuo smartphone, quelli lì, dicevo, li hai visti? Non hanno nulla, neppure la musica, sentono; maglietta, pantaloncini, testa alta e gambe in spalla: ci sarà un motivo perché loro sì e tu no. Il cellulare lascialo a casa, non ti serve. Via le distrazioni.
Il cardiofrequenzimetro:
Questo è l’unico gadget che mi sento di consigliarti, almeno fino a quando non imparerai a conoscere il tuo ritmo e le tue prestazioni. Si tratta di un orologio digitale da portare al polso che comunica senza fili con una fascia elastica che si allaccia sotto le tette. Rileva le pulsazioni ed è tutto quello che ti serve, non farti abbagliare da cose costose che hanno un milione di funzioni: io ho speso 30 euro da Decathlon e ho capito dopo che mi bastava il modello base, da 20. Questo oggetto ti dice se stai “tirando” troppo per le tue possibilità, che è esattamente l’errore che fanno tutti quelli che iniziano. L’ho fatto anche io, poi ho preso questa diavoleria e in pochissimo tempo ho raddoppiato distanza e durata della corsa senza aumentare la fatica. Si basa su un principio semplicissimo: c’è una frequenza cardiaca corretta per correre, e salire troppo è deleterio. Le prime volte che l’ho usato mi sembrava di stare con uno che mi dicesse continuamente di rallentare. Dopo qualche tempo ho imparato a conoscermi e adesso ne potrei anche fare a meno perché sento da solo se mi sto sforzando troppo. In rete si trovano parecchie indicazioni su come calcolare il proprio intervallo, che dipende da peso, altezza, età, e frequenza massima sotto sforzo. Per questo il ritmo della playlist non è importante: devi seguire il tuo organismo e non la musica.
Il percorso e i progressi:
Scegli un posto per correre che sia facile e veloce da raggiungere. (Niente scuse: “è lontano, c’è traffico, è tardi”) L’ideale sarebbe un percorso in mezzo al verde, lontano dal traffico e non troppo affollato. Comincia per gradi: all’inizio correvo 10 minuti e mi sembrava di morire. Ci vuole un po’ di tempo ma non bisogna perdere la fiducia perché dopo poco tempo i risultati non tardano ad arrivare. Con il passare del tempo le distanze aumenteranno naturalmente, e tu sarai sempre più contento dei progressi. Anche uno poco sportivo e fuori forma come me è riuscito a ottenere dei risultati. Scegli un percorso “andata e ritorno”: se devi fare 10 chilometri, il tuo obiettivo è allontanarti dalla base di 5, devi pensare solo a quello. Quando sarai là, l’unica cosa che puoi fare è tornare indietro per altri 5 km. Non hai scuse.
Sì OK, ma perché?
Perché fa stare meglio e fare le scale senza ansimare è bello, perché ho perso parecchio peso senza grossa fatica e privazioni, e la schiena e le articolazioni sentitamente ringraziano. Perché è un modo facile di aumentare la fiducia in se stessi e l’autostima. Senza darsi degli obiettivi irraggiungibili o tabelle di marcia sfiancanti, migliorare di volta in volta aiuta, perché è qualcosa in cui è facile riuscire. Perché aiuta a contenere gli eccessi alimentari: dopo aver fatto tanta fatica per correre 10 minuti in più, prima di mangiare il terzo muffin al cioccolato ci pensi due volte. Perché è un’attività molto rilassante: con un minimo di allenamento si riesce a meditare dimenticandosi che si sta correndo e si raggiungono livelli di concentrazione elevatissimi. Perché è tempo che ti prendi per te per fare qualcosa di costruttivo che ti fa bene.
Varie ed eventuali:
Non mangiare prima di correre, e non bere troppo prima. Se corri la mattina, bevi solo un succo e fai colazione dopo. Se ce la fai, aspetta almeno un’ora prima di mangiare, dopo: aiuta a bruciare più grassi. Vai in bagno prima e cerca di fare tutto quello che puoi, non serve che ti spieghi perché. Corri a testa alta e guarda avanti, non guardarti i piedi. Il tuo sguardo deve stare nel punto più lontano della strada che riesci a vedere: quella è la tua meta. Questo è Michael Doohan, uno dei più grandi di tutti i tempi: non guarda la strada sotto le ruote ma guarda la sua meta, la prossima curva. Non guarda dov’è, ma dove deve andare, guarda avanti. La determinazione serve per caricarsi, e Doohan è stato uno dei campioni più determinati in assoluto.
Queste cose sono quelle che sono servite a me; sono partito da zero, non sono un fanatico e dei tempi mi importa poco. Quello che mi importa è che ho trovato un’attività che mi piace, mi rilassa ed è facile da fare.
(Sì, le scarpe me le hanno regalate. Mesi fa. Mi hanno chiesto solo una recensione personale e trasparente, che faccio solo ora con l’occasione di questo post.)
Tags: corsa, Personali
march 2011 by hanicker
Non so più leggere
april 2010 by hanicker
Oggi mi sono reso conto che le mie abitudini e abilità di lettura sono pesantemente cambiate. Non ci ho dato molto peso finora perché era una sensazione vaga e un fastidio indefinito, ma tra ieri e oggi sono nati due siti per i quali ho un po’ più d’interesse perché conosco le persone che li hanno creati e mi avrebbe fatto piacere guardarli meglio.
Premessa: la grande maggioranza delle informazioni che mi arrivano tramite la rete è in forma “sequenziale”, seriale. Il flusso ordinato cronologicamente dell’aggregatore RSS, le pagine dei social network, i risultati delle ricerche su Google, le foto di Flickr, la musica di Blip.fm. Nel mio browser ciascuna tab corrisponde a una pagina che fornisce una “vista” su una fonte informativa della quale posso risalire la corrente fino a un punto che mi interessa o semplicemente per riprendere da dove avevo interrotto la lettura.
Ho perso parzialmente la capacità di destreggiarmi su un layout complesso come questo:
o questo:
Vedere pagine fatte così mi fa venire l’ansia di scegliere un link; sono saturato da troppa roba tutta insieme spalmata sulla pagina, ho il sospetto che fare una scelta mi possa fare perdere dei contenuti che mi potrebbero interessare che magari sono nella colonna a fianco. L’imbarazzo della scelta accompagna il timore di non riuscire a vedere tutto quello che ci sarebbe di interessante. Dove vado prima? Clicco una foto? Ok, ma se mi perdo nei meandri della navigazione, poi magari non ho più tempo per scorrere la sezione tecnologica, o mi scappa il post di presentazione del sito. Oppure chi ha creato la pagina ha dato risalto a cose che mi interessano meno di altre che invece sono più defilate.
Insomma: la prima sensazione che ho è che non riuscirò mai a leggere tutto, e quello che leggerò potrebbe non essere il meglio per me. Anni di browsing dei feed mi spingono a cercare la formula “dammi tutto e tutto uguale, poi decido io cosa mi interessa”. Benché possa sembrare il contrario, il “dammi tutto” è più vicino al modello delle riviste cartacee: le prendi, le apri a pagina 1, le scorri fino all’ultimo e più o meno riesci a vedere tutto quello che c’è. E se lo scopo della homepage di questi siti è quello di emulare il sommario, è un tentativo fallito, almeno per quanto mi riguarda.
Prendiamo Blognation: ha 10 notizie in evidenza, di cui 8 o 9 su argomenti che non mi interessano minimamente; trattandosi di una raccolta di post e opinioni, è evidente che “il mondo visto dalla rete” (motto del sito) non è lo stesso mondo che vedo io. O più banalmente la mia fetta di interessi non collima con il massimo comune denominatore.
Forse, più che perdere l’abilità di trovare cose interessanti, sono diventato più schizzinoso, mi sento stretto dentro una collezione di informazioni raccolte da altri (o da algoritmi automatizzati). Sono abituato a pagine con una percentuale altissima di contenuti rilevanti per la mia attenzione: i feed, i contatti sui social network, le ricerche sui motori, la musica, sono tutti elementi scelti da me e contribuiscono a creare la mia “vista sulla rete”, che è certamente parziale ma ha dalla sua la forza di portarmi a casa flussi informativi scelti con un criterio che mi permette di non mancare nessuna notizia veramente importante e con il risalto adeguato alla “quantità di interesse” che ha per me.
Certo, questi siti hanno filtri, sezioni, blog, rubriche, tag, e in generale tutta una segmentazione che dovrebbe aiutarmi a setacciarne il contenuto, ma è una cosa improponibile da fare per più di una volta, a meno che non si sia in cerca di qualcosa di specifico. Per aggiornarsi, informarsi e affidarsi alla serendipity, non sono strumenti adatti, almeno secondo il mio parere. E poi non è automatico, va fatto ogni volta.
E quindi? Devo ancora capire bene se si tratta solo di un problema di formato che mi rende difficile l’utilizzo dei siti di informazione, oppure il problema è proprio alla radice e sta nella mia esigenza di avere fonti accuratamente scelte e personalizzate. In entrambi i casi non si tratta di un processo passivo: il bouquet dal quale attingo cambia in continuazione proprio sotto gli stimoli e l’influenza del continuo flusso di informazioni che mi raggiunge. Inoltre gli aggregatori soffrono anche di un problema di duplicazione: difficilmente perdo un post o un commento particolarmente attinente alla mia sfera di interessi, poiché la possibilità che sia già finito nei miei feed, segnalato da un contatto, visto su un Tumblr, commentato da un FOAF è elevatissima. L’abbonarsi ai feed delle sezioni tematiche non risolve il problema: molti miei contatti e fonti sono scelti anche in base alla capacità di trattare argomenti che non siano rigidamente incasellati in una particolare categoria, e che mi portino nuovi stimoli o segnalazioni che non avrei altrimenti notato.
Come andrà a finire non lo so, quello che ho capito è che adesso sento il bisogno di filtrare l’enorme quantità di dati e informazioni disponibili con strumenti dei quali conosco il funzionamento, con parametri miei, e fortemente personalizzati. Magari tra qualche anno mi stuferò e finirò a leggere il Corriere Mercantile sulle panchine del parco di Nervi, chissà.
Tags: aggregatori, feed, Internet, notizie, Personali
Generali
aggregatori
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notizie
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Premessa: la grande maggioranza delle informazioni che mi arrivano tramite la rete è in forma “sequenziale”, seriale. Il flusso ordinato cronologicamente dell’aggregatore RSS, le pagine dei social network, i risultati delle ricerche su Google, le foto di Flickr, la musica di Blip.fm. Nel mio browser ciascuna tab corrisponde a una pagina che fornisce una “vista” su una fonte informativa della quale posso risalire la corrente fino a un punto che mi interessa o semplicemente per riprendere da dove avevo interrotto la lettura.
Ho perso parzialmente la capacità di destreggiarmi su un layout complesso come questo:
o questo:
Vedere pagine fatte così mi fa venire l’ansia di scegliere un link; sono saturato da troppa roba tutta insieme spalmata sulla pagina, ho il sospetto che fare una scelta mi possa fare perdere dei contenuti che mi potrebbero interessare che magari sono nella colonna a fianco. L’imbarazzo della scelta accompagna il timore di non riuscire a vedere tutto quello che ci sarebbe di interessante. Dove vado prima? Clicco una foto? Ok, ma se mi perdo nei meandri della navigazione, poi magari non ho più tempo per scorrere la sezione tecnologica, o mi scappa il post di presentazione del sito. Oppure chi ha creato la pagina ha dato risalto a cose che mi interessano meno di altre che invece sono più defilate.
Insomma: la prima sensazione che ho è che non riuscirò mai a leggere tutto, e quello che leggerò potrebbe non essere il meglio per me. Anni di browsing dei feed mi spingono a cercare la formula “dammi tutto e tutto uguale, poi decido io cosa mi interessa”. Benché possa sembrare il contrario, il “dammi tutto” è più vicino al modello delle riviste cartacee: le prendi, le apri a pagina 1, le scorri fino all’ultimo e più o meno riesci a vedere tutto quello che c’è. E se lo scopo della homepage di questi siti è quello di emulare il sommario, è un tentativo fallito, almeno per quanto mi riguarda.
Prendiamo Blognation: ha 10 notizie in evidenza, di cui 8 o 9 su argomenti che non mi interessano minimamente; trattandosi di una raccolta di post e opinioni, è evidente che “il mondo visto dalla rete” (motto del sito) non è lo stesso mondo che vedo io. O più banalmente la mia fetta di interessi non collima con il massimo comune denominatore.
Forse, più che perdere l’abilità di trovare cose interessanti, sono diventato più schizzinoso, mi sento stretto dentro una collezione di informazioni raccolte da altri (o da algoritmi automatizzati). Sono abituato a pagine con una percentuale altissima di contenuti rilevanti per la mia attenzione: i feed, i contatti sui social network, le ricerche sui motori, la musica, sono tutti elementi scelti da me e contribuiscono a creare la mia “vista sulla rete”, che è certamente parziale ma ha dalla sua la forza di portarmi a casa flussi informativi scelti con un criterio che mi permette di non mancare nessuna notizia veramente importante e con il risalto adeguato alla “quantità di interesse” che ha per me.
Certo, questi siti hanno filtri, sezioni, blog, rubriche, tag, e in generale tutta una segmentazione che dovrebbe aiutarmi a setacciarne il contenuto, ma è una cosa improponibile da fare per più di una volta, a meno che non si sia in cerca di qualcosa di specifico. Per aggiornarsi, informarsi e affidarsi alla serendipity, non sono strumenti adatti, almeno secondo il mio parere. E poi non è automatico, va fatto ogni volta.
E quindi? Devo ancora capire bene se si tratta solo di un problema di formato che mi rende difficile l’utilizzo dei siti di informazione, oppure il problema è proprio alla radice e sta nella mia esigenza di avere fonti accuratamente scelte e personalizzate. In entrambi i casi non si tratta di un processo passivo: il bouquet dal quale attingo cambia in continuazione proprio sotto gli stimoli e l’influenza del continuo flusso di informazioni che mi raggiunge. Inoltre gli aggregatori soffrono anche di un problema di duplicazione: difficilmente perdo un post o un commento particolarmente attinente alla mia sfera di interessi, poiché la possibilità che sia già finito nei miei feed, segnalato da un contatto, visto su un Tumblr, commentato da un FOAF è elevatissima. L’abbonarsi ai feed delle sezioni tematiche non risolve il problema: molti miei contatti e fonti sono scelti anche in base alla capacità di trattare argomenti che non siano rigidamente incasellati in una particolare categoria, e che mi portino nuovi stimoli o segnalazioni che non avrei altrimenti notato.
Come andrà a finire non lo so, quello che ho capito è che adesso sento il bisogno di filtrare l’enorme quantità di dati e informazioni disponibili con strumenti dei quali conosco il funzionamento, con parametri miei, e fortemente personalizzati. Magari tra qualche anno mi stuferò e finirò a leggere il Corriere Mercantile sulle panchine del parco di Nervi, chissà.
Tags: aggregatori, feed, Internet, notizie, Personali
april 2010 by hanicker
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