Voci di corridoio…Volunia.com in arrivo
november 2011 by hanicker
Voci bene informate mi hanno appena confermato che Massimo Marchiori, una delle teste alla base dell’algoritmo di Google (leggete la sua pagina Wikipedia, è uno che ne sa...), sta lavorando a un progetto che si propone di rivoluzionare l’esperienza web.
Secondo le indiscrezioni filtrate si tratterebbe di un motore di ricerca innovativo e non di una generica applicazione web. Detta così sembra la solita sparata 2.0 (e il sito sembra confermarlo, ahimé)... Staremo a vedere che succede...
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CC BY-NC-SA 2006 - 2011 · Voci di corridoio…Volunia.com in arrivo
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Secondo le indiscrezioni filtrate si tratterebbe di un motore di ricerca innovativo e non di una generica applicazione web. Detta così sembra la solita sparata 2.0 (e il sito sembra confermarlo, ahimé)... Staremo a vedere che succede...
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november 2011 by hanicker
Ecco il Samsung Galaxy Nexus!
october 2011 by hanicker
Vi abbiamo già parlato di Ice Cream Sandwich poco fa, ora è il momento di analizzare il secondo elemento protagonista della conferenza di Hong Kong di questa notte (mattina per la Cina): il Samsung Galaxy Nexus. Il nuovo smartphone Google Experience si è ufficialmente mostrato a tutti ed adesso dopo tante chiacchiere sappiamo come sarà realmente il nuovo Galaxy Nexus.
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october 2011 by hanicker
Android Ice Cream Sandwich 4.0
october 2011 by hanicker
Alla luce della presentazione di Hong Kong appena terminata, vi presentiamo quanto detto riguardo ad Android Ice Cream Sandwich 4.0.
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october 2011 by hanicker
Nexus S a 279€ da Mediaworld
october 2011 by hanicker
Direttamente dal volantino di Mediaworld, dal 20 Ottobre al 6 Novembre sarà disponibile il Samsung Google Nexus S al prezzo eccezionale di 279 euro.
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october 2011 by hanicker
Aumentare la sicurezza di Gmail con la verifica in due passaggi
october 2011 by hanicker
La sicurezza della maggior parte dei nostri account dipende da un solo fattore di autenticazione, il che è abbastanza rozzo e non particolarmente sicuro; questo fattore è la password: un oggetto che può essere indovinato, forzato, smarrito, trovato in un cassetto e così via. In pratica, per accedere a un sistema, oltre al nome utente mi basta “qualcosa che so”.
Aggiungere un fattore aumenta drasticamente la sicurezza, oltre a “qualcosa che so”, mi serve “qualcosa che ho”. Un esempio noto a tutti è il bancomat: il PIN (che “so”) non serve senza la tessera (che “ho”). Un caso simile sono i token forniti dalle banche per i servizi online, ma in quel caso la sicurezza è ulteriormente incrementata perché si aggiunge il fattore tempo: le password che il token mi aiuta a generare non sono riutilizzabili (one-time password) e funzionano solo in un determinato arco di tempo.
Qualcuno potrebbe obbiettare che anche “qualcosa che ho” può essere rubato, e infatti il terzo strato di sicurezza è quello biometrico: “qualcosa che sono”. Impronte digitali o della retina o vocali, o altre forme di identificazione personale possono essere utilizzate per raggiungere un livello di sicurezza molto elevato, se combinate con i fattori visti prima. (Se poi vi picchiano per estorcervi la password, vi rubano il portafoglio per la tessera magnetica e vi cavano un occhio perché serve la vostra retina, avete un problema più grosso).
La password del vostro account Google vi fa accedere alla vostra casella Gmail e a tutta la serie dei servizi forniti da Big G; inoltre serve per autenticarsi su tutti quei siti di terze parti che avete autorizzato nel tempo. E’ evidente che si tratta di qualcosa che deve essere custodito con la massima cura e deve essere ragionevolmente complesso.
Google stessa ha tutto l’interesse perché il bouquet della sua offerta sia il più possibile sicuro, in modo da tranquillizzare gli utenti che vi si sono affidati. Per questo ha introdotto la possibilità di attivare su tutti gli account la verifica in due passaggi. Il processo è spiegato in dettaglio nella pagina dedicata. Vediamo di chiarire alcuni dubbi che potrebbero sorgere.
Intanto: come funziona? Una volta attivata, per accedere al vostro account Google (il caso più frequente è la posta), dovrete inserire come sempre la vostra password, dopodiché vi verrà richiesto un codice numerico che verrà immediatamente mandato via SMS. Al momento dell’inserimento, potete decidere se mantenere “registrato” il computer che state usando per un periodo di 30 giorni. Cosa significa? Se decidete di non registrare il computer, il codice verrà richiesto anche agli accessi successivi, mentre nel caso opposto passerà un mese; potete quindi discriminare tra un computer “temporaneo” ed il vostro.
Anche se la password viene rubata o intercettata, un malintenzionato non potrà accedere alla casella perché sprovvisto di PIN, e quello che avete usato sul computer non sicuro è scaduto pochi secondi dopo l’utilizzo. In pratica, il PIN rende la password ogni volta nuova, unica, utilizzabile una sola volta e in un arco ristretto di tempo. Non male.
Analogamente alla spiegazione precedente, adesso i fattori sono due: qualcosa che “sapete” (password) con qualcosa che “avete” (il cellulare). Inoltre, la sicurezza è ulteriormente aumentata dalla password one-time che scade dopo pochi secondi. Naturalmente in questo caso la vostra password originale non cambia, è l’unione con il PIN che la rende unica ogni volta. Anche se qualcuno viene a conoscenza, indovina o ruba la password, essa è inutile senza il vostro cellulare.
Per attivare la verifica in due passaggi (2 step authentication) è necessario collegare un telefono cellulare al vostro account Google. Il numero verrà utilizzato solo per l’invio dei PIN necessari all’autenticazione. Se possedete uno smartphone, potete anche utilizzare in alternativa un’apposita applicazione gratuita fornita da Google. Il dispositivo va autorizzato tramite un codice o un QR code, e da quel momento in poi il PIN sarà fornito da Google Authenticator, che in pratica trasforma il vostro smartphone in un token software concettualmente analogo ai token forniti dalle banche o dalle aziende per l’accesso VPN. Authenticator esiste per Android, iCoso e BlackBerry.
Ma non tutte le applicazioni supportano la 2 step authentication: il caso più comune sono i client di posta e le applicazioni desktop che accedono ai servizi Google. In questo caso vanno create delle password “dedicate” per ciascuna applicazione. La spiegazione di Google è un po’ fumosa, al riguardo. In realtà il concetto è semplice: per le applicazioni che non supportano il PIN (G. lo chiama “codice di verifica”) è necessario far creare dal sistema una nuova password. Benché sia possibile utilizzare la stessa per diverse cose, è più flessibile fare in modo che ciascun programma abbia la sua, in modo da poter in qualunque istante revocare la validità delle credenziali di una singola applicazione. E’ per questo che al momento della creazione viene chiesta un’etichetta: in modo da poter distinguere. Esempio (brutto): vi rubano il portatile ma voi potrete disattivare le credenziali di Mail o di Outlook senza che la posta e la sincronizzazione sul vostro Android/iPhone/BlackBerry smetta di funzionare. Fate attenzione che la password generata viene mostrata una sola volta, se la dimenticate, dovete cancellarla e ricrearla, quindi nella applicazione in cui la userete assicuratevi di selezionare “ricorda password”, a meno che non vogliate usarne una nuova di zecca ogni volta.
“Ma ho lasciato il cellulare (o lo smartphone) a casa, come faccio a ricevere il PIN?” C’è una soluzione: durante il processo di attivazione potrete stampare una tabella analoga a quella che vedete nell’immagine a lato, con una serie di PIN utilizzabili una sola volta in caso non disponiate temporaneamente del dispositivo di autenticazione che avete registrato. E’ una soluzione meno “robusta” perché i codici non scadono, ma è ugualmente “una cosa che avete” e non è riutilizzabile. Naturalmente dovete tenere questi codici al sicuro, nel vostro portafoglio, oppure online su un altro servizio. Potete generare nuovi “pin pad” accedendo alle impostazioni della 2-step-authentication nel vostro account Google.
L’autenticazione in due fattori aumenta drasticamente la sicurezza del vostro account e lo protegge da intercettazioni, furti e altre pratiche illecite. Utilizzando questo processo si possono tagliare fuori gran parte degli attacchi più banali e alla portata di molti, rendendo il vostro account meno “appetibile” di altri più vulnerabili. Un plauso a Google che in questo caso dimostra attenzione per la sicurezza dei suoi utenti.
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Aggiungere un fattore aumenta drasticamente la sicurezza, oltre a “qualcosa che so”, mi serve “qualcosa che ho”. Un esempio noto a tutti è il bancomat: il PIN (che “so”) non serve senza la tessera (che “ho”). Un caso simile sono i token forniti dalle banche per i servizi online, ma in quel caso la sicurezza è ulteriormente incrementata perché si aggiunge il fattore tempo: le password che il token mi aiuta a generare non sono riutilizzabili (one-time password) e funzionano solo in un determinato arco di tempo.
Qualcuno potrebbe obbiettare che anche “qualcosa che ho” può essere rubato, e infatti il terzo strato di sicurezza è quello biometrico: “qualcosa che sono”. Impronte digitali o della retina o vocali, o altre forme di identificazione personale possono essere utilizzate per raggiungere un livello di sicurezza molto elevato, se combinate con i fattori visti prima. (Se poi vi picchiano per estorcervi la password, vi rubano il portafoglio per la tessera magnetica e vi cavano un occhio perché serve la vostra retina, avete un problema più grosso).
La password del vostro account Google vi fa accedere alla vostra casella Gmail e a tutta la serie dei servizi forniti da Big G; inoltre serve per autenticarsi su tutti quei siti di terze parti che avete autorizzato nel tempo. E’ evidente che si tratta di qualcosa che deve essere custodito con la massima cura e deve essere ragionevolmente complesso.
Google stessa ha tutto l’interesse perché il bouquet della sua offerta sia il più possibile sicuro, in modo da tranquillizzare gli utenti che vi si sono affidati. Per questo ha introdotto la possibilità di attivare su tutti gli account la verifica in due passaggi. Il processo è spiegato in dettaglio nella pagina dedicata. Vediamo di chiarire alcuni dubbi che potrebbero sorgere.
Intanto: come funziona? Una volta attivata, per accedere al vostro account Google (il caso più frequente è la posta), dovrete inserire come sempre la vostra password, dopodiché vi verrà richiesto un codice numerico che verrà immediatamente mandato via SMS. Al momento dell’inserimento, potete decidere se mantenere “registrato” il computer che state usando per un periodo di 30 giorni. Cosa significa? Se decidete di non registrare il computer, il codice verrà richiesto anche agli accessi successivi, mentre nel caso opposto passerà un mese; potete quindi discriminare tra un computer “temporaneo” ed il vostro.
Anche se la password viene rubata o intercettata, un malintenzionato non potrà accedere alla casella perché sprovvisto di PIN, e quello che avete usato sul computer non sicuro è scaduto pochi secondi dopo l’utilizzo. In pratica, il PIN rende la password ogni volta nuova, unica, utilizzabile una sola volta e in un arco ristretto di tempo. Non male.
Analogamente alla spiegazione precedente, adesso i fattori sono due: qualcosa che “sapete” (password) con qualcosa che “avete” (il cellulare). Inoltre, la sicurezza è ulteriormente aumentata dalla password one-time che scade dopo pochi secondi. Naturalmente in questo caso la vostra password originale non cambia, è l’unione con il PIN che la rende unica ogni volta. Anche se qualcuno viene a conoscenza, indovina o ruba la password, essa è inutile senza il vostro cellulare.
Per attivare la verifica in due passaggi (2 step authentication) è necessario collegare un telefono cellulare al vostro account Google. Il numero verrà utilizzato solo per l’invio dei PIN necessari all’autenticazione. Se possedete uno smartphone, potete anche utilizzare in alternativa un’apposita applicazione gratuita fornita da Google. Il dispositivo va autorizzato tramite un codice o un QR code, e da quel momento in poi il PIN sarà fornito da Google Authenticator, che in pratica trasforma il vostro smartphone in un token software concettualmente analogo ai token forniti dalle banche o dalle aziende per l’accesso VPN. Authenticator esiste per Android, iCoso e BlackBerry.
Ma non tutte le applicazioni supportano la 2 step authentication: il caso più comune sono i client di posta e le applicazioni desktop che accedono ai servizi Google. In questo caso vanno create delle password “dedicate” per ciascuna applicazione. La spiegazione di Google è un po’ fumosa, al riguardo. In realtà il concetto è semplice: per le applicazioni che non supportano il PIN (G. lo chiama “codice di verifica”) è necessario far creare dal sistema una nuova password. Benché sia possibile utilizzare la stessa per diverse cose, è più flessibile fare in modo che ciascun programma abbia la sua, in modo da poter in qualunque istante revocare la validità delle credenziali di una singola applicazione. E’ per questo che al momento della creazione viene chiesta un’etichetta: in modo da poter distinguere. Esempio (brutto): vi rubano il portatile ma voi potrete disattivare le credenziali di Mail o di Outlook senza che la posta e la sincronizzazione sul vostro Android/iPhone/BlackBerry smetta di funzionare. Fate attenzione che la password generata viene mostrata una sola volta, se la dimenticate, dovete cancellarla e ricrearla, quindi nella applicazione in cui la userete assicuratevi di selezionare “ricorda password”, a meno che non vogliate usarne una nuova di zecca ogni volta.
“Ma ho lasciato il cellulare (o lo smartphone) a casa, come faccio a ricevere il PIN?” C’è una soluzione: durante il processo di attivazione potrete stampare una tabella analoga a quella che vedete nell’immagine a lato, con una serie di PIN utilizzabili una sola volta in caso non disponiate temporaneamente del dispositivo di autenticazione che avete registrato. E’ una soluzione meno “robusta” perché i codici non scadono, ma è ugualmente “una cosa che avete” e non è riutilizzabile. Naturalmente dovete tenere questi codici al sicuro, nel vostro portafoglio, oppure online su un altro servizio. Potete generare nuovi “pin pad” accedendo alle impostazioni della 2-step-authentication nel vostro account Google.
L’autenticazione in due fattori aumenta drasticamente la sicurezza del vostro account e lo protegge da intercettazioni, furti e altre pratiche illecite. Utilizzando questo processo si possono tagliare fuori gran parte degli attacchi più banali e alla portata di molti, rendendo il vostro account meno “appetibile” di altri più vulnerabili. Un plauso a Google che in questo caso dimostra attenzione per la sicurezza dei suoi utenti.
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october 2011 by hanicker
Android : presto 1 milione di attivazioni al giorno
october 2011 by hanicker
Come tutti sappiamo, Android è in forte crescita. Larry Page, a Luglio, aveva parlato di circa 550.000 attivazioni al giorno, ma per gli analisti il dato è sicuramente errato e destinato a crescere, se si pensa che solo il nuovissimo e tanto atteso tablet android di Amazon, Kindle Fire, riceve circa 100.000 prenotazioni di unità/giorno.
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october 2011 by hanicker
Facebook disconnect
september 2011 by hanicker
Lo sapevi che ogni visita ad un sito che mostra il frame like o facebook connect viene tracciata da facebook e associata al profilo dell'utente (anche se non loggato)?
Ora lo sai.
Se sei paranoico e/o non vuoi far sapere a facebook che siti stai visitando, puoi utilizzare questa estensione per chrome.
Facebook Disconnect impedisce a facebook di tracciare gli utenti, restituendo un po' di privacy ai navigatori.
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september 2011 by hanicker
Italia, 20 milioni di utenti smartphone
september 2011 by hanicker
Il Think Mobile di Google è stata anche l’occasione per Ipsos MediaCT di presentare la sua ricerca sul mercato degli smartphone in Italia. Il mese di ottobre sarà un mese ricco sotto il punto di vista delle novità in questo settore, infatti Apple, come ormai sapete, si sta apprestando a rilanciare sul mercato la nuova versione di iPhone, mentre la Nokia, il prossimo 26 ottobre, immetterà sul mercato i primi dispositivi con sistema operativo Windows Phone, ed altri, invece, attendono l’uscita di Android 4.0.
La ricerca di Ipsos MediaCT, fotografa un mercato smartphone in crescita, rispetto al vecchio anno, siamo ad un +52%. Crescono anche di +224% il mercato delle ricerche online tramite mobile, mentre il 23% ha già effettuato un acquisto tramite dispositivo smartphone. Tra i 20 milioni di utilizzatori immortalati da Ipsos MediaCT, il 60% di loro si separa difficilmente dal proprio smartphone, utilizzandolo in casa (98%), fuori casa (88%) e in ufficio (77%).(...)Continua a leggere Italia, 20 milioni di utenti smartphone, su Geekissimo
Italia, 20 milioni di utenti smartphone, pubblicato su Geekissimo il 26/09/2011
© Michele Laganà (Mister6339) per Geekissimo, 2011. | Permalink | Un commento | Aggiungi su del.icio.us Hai trovato interessante questo articolo? Leggi altri articoli correlati nelle categorie Scienza e tecnologia. Post tags: Apple, Google, Ipsos MediaCT, Nokia, Windows Phone
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La ricerca di Ipsos MediaCT, fotografa un mercato smartphone in crescita, rispetto al vecchio anno, siamo ad un +52%. Crescono anche di +224% il mercato delle ricerche online tramite mobile, mentre il 23% ha già effettuato un acquisto tramite dispositivo smartphone. Tra i 20 milioni di utilizzatori immortalati da Ipsos MediaCT, il 60% di loro si separa difficilmente dal proprio smartphone, utilizzandolo in casa (98%), fuori casa (88%) e in ufficio (77%).(...)Continua a leggere Italia, 20 milioni di utenti smartphone, su Geekissimo
Italia, 20 milioni di utenti smartphone, pubblicato su Geekissimo il 26/09/2011
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september 2011 by hanicker
Google farà partire il servizio di storage online GDrive?
september 2011 by hanicker
Forse molti di voi non ricordano il servizio Drive realizzato da Google qualche anno fa. GDrive era un servizio di storage online di 1 GB collegato a Gmail grazie al quale potevamo salvare online i nostri dati, una specie di Dropbox by Google. Nel lontano 2007 questo servizio non era riuscito ad avere il successo che ci si aspetta, ma forte ormai dell’esperienza e dei successi di Dropbox (e fratelli) e del recente accordo con HTC, come vi avevamo comunicato in quest’articolo, sembra che BigG sia nuovamente interessato ad aprire il suo GDrive.
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september 2011 by hanicker
Google presenta Google Wallet, ora i pagamenti possono essere effettuati tramite smartphone
september 2011 by hanicker
Nel corso della NFC World Conference Google, il gran colosso delle ricerche online, ha presentato Google Wallet, una nuova proposta che va a configurarsi come un pratico sistema grazie al quale effettuare pagamenti mediante carta di credito servendosi però del proprio smartphone e discostandosi quindi da tutto quanto di analogo offerto sino a questo momento.
Google Wallet, realizzato in partnership con MasterCard, Sprint e Citi, è, nel dettaglio, un’applicazione che offre la posibilità di effettuare pagamenti mediante il proprio smartphone in maniera veloce ma, al tempo stesso, affidabile in tutti i negozi abilitati.
L’applicazione risulta basata su un modulo Near Field Communication e qualora utilizzata non soltanto consentirà di eseguire quanto precedentemente accennato ma, per di più, offrirà a ciascun utente l’opportunità di memorizzare in maniera sicura e direttamente sul proprio smartphone tutti quelli che sono i dati inerenti le proprie carte di credito.
(...)Continua a leggere Google presenta Google Wallet, ora i pagamenti possono essere effettuati tramite smartphone, su Geekissimo
Google presenta Google Wallet, ora i pagamenti possono essere effettuati tramite smartphone, pubblicato su Geekissimo il 21/09/2011
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Google Wallet, realizzato in partnership con MasterCard, Sprint e Citi, è, nel dettaglio, un’applicazione che offre la posibilità di effettuare pagamenti mediante il proprio smartphone in maniera veloce ma, al tempo stesso, affidabile in tutti i negozi abilitati.
L’applicazione risulta basata su un modulo Near Field Communication e qualora utilizzata non soltanto consentirà di eseguire quanto precedentemente accennato ma, per di più, offrirà a ciascun utente l’opportunità di memorizzare in maniera sicura e direttamente sul proprio smartphone tutti quelli che sono i dati inerenti le proprie carte di credito.
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Google presenta Google Wallet, ora i pagamenti possono essere effettuati tramite smartphone, pubblicato su Geekissimo il 21/09/2011
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september 2011 by hanicker
Regola numero uno: ripulire l’input dell’utente
september 2011 by hanicker
A quanto pare quelli di Google per qualche ora se ne sono dimenticati.
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Azioni Vocali di Google ora in Italiano: Android ai tuoi comandi
september 2011 by hanicker
Tramite il blog ufficiale, Google ha annunciato la disponibilità di Azioni Vocali in italiano, un insieme di comandi vocali che permettono di gestire con la voce i propri dispositivi Android: è possibile chiamare i propri contatti di lavoro o personali, inviare messaggi, navigare su Internet ed effettuare le più comuni operazioni semplicemente parlando al telefono. A seguire, il video che ne mostra il funzionamento.
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september 2011 by hanicker
Bing guadagna quote di mercato sottraendole a Google
september 2011 by hanicker
Anche se sino a qualche giorno addietro in pochi lo avrebbero detto il mercato dei motori di ricerca ha subito nuovamente un’inversione, seppur leggera, e a testimonianza di ciò vi sono i dati che, nelle ultime ore, comScore ha provveduto a fornire.
I dati in questione, infatti, risultano essere tutti a favore di Bing, il motore di ricerca lanciato nel 2009 e reso disponibile direttamente da Microsoft, che, allo stato attuale delle cose, sembrerebbe aver guadagno quote di mercato sottraendole a Google, il gran colosso delle ricerche online.
Nel periodo compreso tra Luglio ed Agosto le quote di mercato di Google risulterebbero leggermente calate nelle statistiche dei motori di ricerca USA passando dal 65.1% al 64.8%.
(...)Continua a leggere Bing guadagna quote di mercato sottraendole a Google, su Geekissimo
Bing guadagna quote di mercato sottraendole a Google, pubblicato su Geekissimo il 13/09/2011
© Martina Oliva (Bugeisha) per Geekissimo, 2011. | Permalink | Un commento | Aggiungi su del.icio.us Hai trovato interessante questo articolo? Leggi altri articoli correlati nelle categorie Scienza e tecnologia. Post tags: Bing, comscore, Google, market share, quote mercato, Yahoo!
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I dati in questione, infatti, risultano essere tutti a favore di Bing, il motore di ricerca lanciato nel 2009 e reso disponibile direttamente da Microsoft, che, allo stato attuale delle cose, sembrerebbe aver guadagno quote di mercato sottraendole a Google, il gran colosso delle ricerche online.
Nel periodo compreso tra Luglio ed Agosto le quote di mercato di Google risulterebbero leggermente calate nelle statistiche dei motori di ricerca USA passando dal 65.1% al 64.8%.
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Bing guadagna quote di mercato sottraendole a Google, pubblicato su Geekissimo il 13/09/2011
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september 2011 by hanicker
Usare Google+ in modo efficace
september 2011 by hanicker
Dopo aver visto come come usare Facebook in modo professionale, oggi voglio condividere con voi come usare Google+ in modo efficace.
Google+ per i pochi che non lo sapessero ancora è il nuovo social network di Google, un insieme di nuovi e vecchi tools di Zio G, come le pagine profilo, GTalk, Button +1 integrati tra loro in modo sinergico.
Dobbiamo sapere che come ogni strumento se usato in modo corretto può portare vantaggi per il nostro business.
Ho cercato di riassumere tutti gli aspetti da ottimizzare per usare il nostro account Google+ in modo efficace.
Cerchia i Tuoi ClientiIn Google+ è possibile creare delle “cerchie“, una specie di liste di FB ma più usabili, con le quali puoi seguire e condividere elementi solo con le persone che ne fanno parte.
Le persone che aggiungerai non possono venire a consocenza del nome della cerchia, ma solo di far parte di una delle tue cerchie.
Può essere utile inserire i propri clienti in una lista creata apposta per loro, con lo scopo di seguire il loro flusso e condividere alcune informazioni in target.
In questo modo possiamo anche dividere la nostra comunicazione professionale e ludica a seconda della cerchia.
Seo e Google+Non dobbiamo essere esperti SEO per individuare alcuni fattori da non sottovalutare per aumentare la nostra visibilità nei motori di ricerca.
Assicuriamoci di avere il profilo abilitato per risultare nelle serp dei motori di ricerca in profilo & privacy.
Devi sapere che il profilo google+ avrà molta rilevanza nei risultati di ricerca con il tuo nome e cognome.
Come vediamo dall’immagine qui sopra dobbiamo essere consapevoli delle informazioni da curare in modo più seo friendly possibile.
Inseriamo delle buone parole chiavi nella descrizione breve che troveremo subito sotto il nostro nome e cognome.
Nella pagina Informazioni, inseriamo i nostri link sociali che possono offrire maggiore valore, i primi tre verranno visualizzati nelle risultati di ricerca.
Infine curiamo bene la nostra descrizione dal punto di vista SEO, inserendo parole chiavi utili dalle prime righe e cercando di aumentare valore presentandoci in modo corretto.
Collegare Profilo G+ nei Risultati di Ricerca Google permette di integrare nei risultati di ricerca il profilo Google+ tramite una semplice implementazione.
In questo modo nei risultati di ricerca, Google farà comparire per magia il nostro avatar e link profilo Google+
Per integrare questa sintassi per autori multipli su CMS o siti web vi consiglio di leggere questo articolo e questa guida di Google.
Clicca qui per vedere il video incorporato.
Questa funzionalità è ancora in versione beta, non attiva per tutti ma solo per alcuni profili con lo scopo di aumentare il valore della fonte.
Inoltre per gli addetti ai lavori segnalo Rich Snippets Testing Tool, un tools di Google analogo a quello di Facebook URL Linter per monitorare le corrette impostazioni di una URL.
Call to Action = Viralità Tutto quello che condividiamo nel social network Google+ influenzerà i risultati di ricerca, in quanto comparirà una preferenza con il nostro account.
Dobbiamo quindi cercare di invogliare il più possibile alla condivisione nei nostri elementi, in modo tale di invogliare la lettura.
Per fare questo basta inserire frasi call-to-action nelle condivisioni dei nostri elementi, chiedendo ad esempio pareri, consigli e feedback.
Se l’elemento condiviso sarà interessante riceveremo voti commenti, e ancora più importante condivisioni che aumenteranno il traffico.
Uno degli aspetti che mi hanno colpito di Google+ è stata la possibilità di viralizzare il proprio account tramite la condivisione di un elemento.
In questo caso possiamo vedere come un mio elemento è stato ricondiviso mantenendo la fonte originaria.
Infatti a differenza di Facebook, sembra sia più semplice risalire all’account originale che ha condiviso per primo l’elemento.
Questa possibilità rende molto interessante operazioni di marketing virale, e permette di poter aumentare la visibilità del proprio account, e non solo all’elemento condiviso.
Formattazione e StiliGoogle+ attualmente offra la possibilità a chiunque di condividere elementi con formattazioni e stili speciali.
Questo permette di rendere accattivante i nostri elementi ed attirare in modo maggiore potenziali lettori.
Ricordare tutte le regole è un impresa ardua, per questo è utile consultare la guida originariamente creata da Simon Lauststen.
Cerchiamo di non abusare di tali formattazioni.
Cosa ne pensi? Quali sono i Tuoi consigli su Google Plus?
Design
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Google
Guida
Social_Media
from google
Google+ per i pochi che non lo sapessero ancora è il nuovo social network di Google, un insieme di nuovi e vecchi tools di Zio G, come le pagine profilo, GTalk, Button +1 integrati tra loro in modo sinergico.
Dobbiamo sapere che come ogni strumento se usato in modo corretto può portare vantaggi per il nostro business.
Ho cercato di riassumere tutti gli aspetti da ottimizzare per usare il nostro account Google+ in modo efficace.
Cerchia i Tuoi ClientiIn Google+ è possibile creare delle “cerchie“, una specie di liste di FB ma più usabili, con le quali puoi seguire e condividere elementi solo con le persone che ne fanno parte.
Le persone che aggiungerai non possono venire a consocenza del nome della cerchia, ma solo di far parte di una delle tue cerchie.
Può essere utile inserire i propri clienti in una lista creata apposta per loro, con lo scopo di seguire il loro flusso e condividere alcune informazioni in target.
In questo modo possiamo anche dividere la nostra comunicazione professionale e ludica a seconda della cerchia.
Seo e Google+Non dobbiamo essere esperti SEO per individuare alcuni fattori da non sottovalutare per aumentare la nostra visibilità nei motori di ricerca.
Assicuriamoci di avere il profilo abilitato per risultare nelle serp dei motori di ricerca in profilo & privacy.
Devi sapere che il profilo google+ avrà molta rilevanza nei risultati di ricerca con il tuo nome e cognome.
Come vediamo dall’immagine qui sopra dobbiamo essere consapevoli delle informazioni da curare in modo più seo friendly possibile.
Inseriamo delle buone parole chiavi nella descrizione breve che troveremo subito sotto il nostro nome e cognome.
Nella pagina Informazioni, inseriamo i nostri link sociali che possono offrire maggiore valore, i primi tre verranno visualizzati nelle risultati di ricerca.
Infine curiamo bene la nostra descrizione dal punto di vista SEO, inserendo parole chiavi utili dalle prime righe e cercando di aumentare valore presentandoci in modo corretto.
Collegare Profilo G+ nei Risultati di Ricerca Google permette di integrare nei risultati di ricerca il profilo Google+ tramite una semplice implementazione.
In questo modo nei risultati di ricerca, Google farà comparire per magia il nostro avatar e link profilo Google+
Per integrare questa sintassi per autori multipli su CMS o siti web vi consiglio di leggere questo articolo e questa guida di Google.
Clicca qui per vedere il video incorporato.
Questa funzionalità è ancora in versione beta, non attiva per tutti ma solo per alcuni profili con lo scopo di aumentare il valore della fonte.
Inoltre per gli addetti ai lavori segnalo Rich Snippets Testing Tool, un tools di Google analogo a quello di Facebook URL Linter per monitorare le corrette impostazioni di una URL.
Call to Action = Viralità Tutto quello che condividiamo nel social network Google+ influenzerà i risultati di ricerca, in quanto comparirà una preferenza con il nostro account.
Dobbiamo quindi cercare di invogliare il più possibile alla condivisione nei nostri elementi, in modo tale di invogliare la lettura.
Per fare questo basta inserire frasi call-to-action nelle condivisioni dei nostri elementi, chiedendo ad esempio pareri, consigli e feedback.
Se l’elemento condiviso sarà interessante riceveremo voti commenti, e ancora più importante condivisioni che aumenteranno il traffico.
Uno degli aspetti che mi hanno colpito di Google+ è stata la possibilità di viralizzare il proprio account tramite la condivisione di un elemento.
In questo caso possiamo vedere come un mio elemento è stato ricondiviso mantenendo la fonte originaria.
Infatti a differenza di Facebook, sembra sia più semplice risalire all’account originale che ha condiviso per primo l’elemento.
Questa possibilità rende molto interessante operazioni di marketing virale, e permette di poter aumentare la visibilità del proprio account, e non solo all’elemento condiviso.
Formattazione e StiliGoogle+ attualmente offra la possibilità a chiunque di condividere elementi con formattazioni e stili speciali.
Questo permette di rendere accattivante i nostri elementi ed attirare in modo maggiore potenziali lettori.
Ricordare tutte le regole è un impresa ardua, per questo è utile consultare la guida originariamente creata da Simon Lauststen.
Cerchiamo di non abusare di tali formattazioni.
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september 2011 by hanicker
Steve Jobs si dimette dal ruolo di CEO della Apple
august 2011 by hanicker
Siamo abituati a parlare del mondo Android e delle sue continue novità e lotte per il primato quindi è opportuno informarvi di questa notizia che potrebbe essere fondamentale per le prossime lotte tra Google ed Apple. La notizia riguarda una strana lettera scritta dal Presidente e CEO della Apple, Steve Jobs, che sembra dimettersi dal ruolo di CEO, cedendo così il posto a Tim Cook. Dopo la pausa potrete leggere la lettera scritta dal presidente della società di Cupertino ed un comunicato stampa rilasciato da quest’ultima.
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august 2011 by hanicker
Google punta sul riconoscimento facciale, acquistata PittPatt
july 2011 by hanicker
Google ha acquisito Pittsburgh Pattern Recognition, altrimenti conosciuta come PittPatt, una società specializzata nel campo del riconoscimento facciale. Nata nel 2004 come spin-off del Robotics Institute della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, le sue tecnologie includono il tracciamento di un volto in un video, così come l’identificazione nelle immagini (e il pensiero va subito all’ultimo arrivato, Google+).
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july 2011 by hanicker
MyCube Vault, eseguire il backup automatico dei dati di Facebook, dei contatti Google e delle immagini su Picasa
july 2011 by hanicker
Eseguire un backup periodico dei propri dati costituisce una procedura fondamentale onde evitare che quanto d’interesse, per un motivo o per un altro, possa andare perduto.
Tuttavia, quando si pensa all’esecuzione di un processo di questo tipo, generalmente, si fa riferimento al backup dei file archiviati sul proprio PC, quindi foto, documenti di testo, musica etc.
Coloro che, però, avvertono l’esigenza di eseguire il medesimo procedimento ma in relazione a dati ed informazioni disponibili online allora potrebbero trovare utile un tool quale MyCube Vault.
(...)Continua a leggere MyCube Vault, eseguire il backup automatico dei dati di Facebook, dei contatti Google e delle immagini su Picasa, su Geekissimo
MyCube Vault, eseguire il backup automatico dei dati di Facebook, dei contatti Google e delle immagini su Picasa, pubblicato su Geekissimo il 08/07/2011
© Martina Oliva (Bugeisha) per Geekissimo, 2011. | Permalink | Commenta! | Aggiungi su del.icio.us Hai trovato interessante questo articolo? Leggi altri articoli correlati nelle categorie Backup, Facebook, Freeware, Google, Opensource, picasa, Software, Windows. Post tags: Backup, contatti Google, Facebook, picasa, software freeware, software open source, Windows
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Tuttavia, quando si pensa all’esecuzione di un processo di questo tipo, generalmente, si fa riferimento al backup dei file archiviati sul proprio PC, quindi foto, documenti di testo, musica etc.
Coloro che, però, avvertono l’esigenza di eseguire il medesimo procedimento ma in relazione a dati ed informazioni disponibili online allora potrebbero trovare utile un tool quale MyCube Vault.
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MyCube Vault, eseguire il backup automatico dei dati di Facebook, dei contatti Google e delle immagini su Picasa, pubblicato su Geekissimo il 08/07/2011
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july 2011 by hanicker
Notifiche push nella barra di Google
july 2011 by hanicker
Google Plus sta rivoluzionando il modo in cui l’utente interagisce col web, con le ricerche e in particolare con Google stesso. Presto la barra di Google si trasformerà in una “barra delle notifiche” nella quale affianco ad ogni elemento (Gmail, Reader, Calendario..) sarà visualizzato un numero in rosso in stile Google Plus indicante le notifiche relative al determinato elemento. In attesa di qualcosa di ufficiale è già stato creato uno script che permette di mostrare le notifiche nella barra di Google.
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july 2011 by hanicker
Aggiornamento 5.7: Google Maps diventa “quasi” offline
july 2011 by hanicker
Google Maps si aggiorna alla versione 5.7 e soddisfa quasi totalmente la richiesta di migliaia di utenti: la navigazione offline. A partire da oggi infatti sarà possibile scaricare una porzione di mappa direttamente offline senza bisogno di connettersi.
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july 2011 by hanicker
Come trasformare il look di Google+ in quello di Facebook
july 2011 by hanicker
Soltanto da pochissimo Google ha lanciato il suo nuovo social network Google+ ed i più fortunati (e veloci!) tra voi lettori di Geekissimo, grazie agli inviti distribuiti negli ultimi giorni, ne stanno testando le fattezze in anteprima.
Tuttavia, per quanto piacevole possa risultare l’utilizzo di Google+, i più nostalgici e, in particolar modo, gli accaniti utilizzatori di Facebook, potrebbero non riuscire ad abituarsi all’aspetto del social network by Google preferendo quello della ben conosciuta risorsa di social networking in blu.
In tal caso e, sopratutto, per non soffrire troppo del distacco da Facebook, è possibile ricorrere all’utilizzo di Facebook+… ammesso che il browser web impiegato sia Google Chrome!
Facebook+, infatti, è un estensione interamente dedicata a Chrome, ovviamente utilizzabile in modo del tutto gratuito, che consente, appunto, di camuffare Google+ in Facebook… ovviamente solo ed esclusivamente per quanto concerne l’aspetto.
(...)Continua a leggere Come trasformare il look di Google+ in quello di Facebook, su Geekissimo
Come trasformare il look di Google+ in quello di Facebook, pubblicato su Geekissimo il 03/07/2011
© Martina Oliva (Bugeisha) per Geekissimo, 2011. | Permalink | 3 commenti | Aggiungi su del.icio.us Hai trovato interessante questo articolo? Leggi altri articoli correlati nelle categorie Firefox, google chrome, Google+, script. Post tags: estensione chrome, Facebook, Google, google chrome, Google Plus, modificare aspetto, mozilla firefox, userstyle
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Tuttavia, per quanto piacevole possa risultare l’utilizzo di Google+, i più nostalgici e, in particolar modo, gli accaniti utilizzatori di Facebook, potrebbero non riuscire ad abituarsi all’aspetto del social network by Google preferendo quello della ben conosciuta risorsa di social networking in blu.
In tal caso e, sopratutto, per non soffrire troppo del distacco da Facebook, è possibile ricorrere all’utilizzo di Facebook+… ammesso che il browser web impiegato sia Google Chrome!
Facebook+, infatti, è un estensione interamente dedicata a Chrome, ovviamente utilizzabile in modo del tutto gratuito, che consente, appunto, di camuffare Google+ in Facebook… ovviamente solo ed esclusivamente per quanto concerne l’aspetto.
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Come trasformare il look di Google+ in quello di Facebook, pubblicato su Geekissimo il 03/07/2011
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july 2011 by hanicker
Google Chrome e gli XSS
june 2011 by hanicker
Me ne accorgo solo ora, ma direi che è un enorme passo avanti nella lotta agli XSS, anche se prevenire è sempre meglio che curare, ricordatevelo!
Cosa? Chrome (dalla versione 8.0) è abbastanza furbo da capire se il codice sorgente del javascript che sta andando ad eseguire gli è arrivato in GET (o in POST) e non lo esegue... In console vi ritroverete un messaggio abbastanza eloquente.
"Refused to execute a JavaScript script. Source code of script found within request."
Firefox, invece non fa una piega, esegue tutto. Vi chiederete IE come si comporti... Blocca gli XSS anche lui (e a leggere in giro è stato proprio il primo browser ad introdurre un controllo del genere)
P.s.
Niente demo, fatevela da soli
CC BY-NC-SA 2006 - 2011 · Google Chrome e gli XSS
Google
JavaScript
chrome
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Cosa? Chrome (dalla versione 8.0) è abbastanza furbo da capire se il codice sorgente del javascript che sta andando ad eseguire gli è arrivato in GET (o in POST) e non lo esegue... In console vi ritroverete un messaggio abbastanza eloquente.
"Refused to execute a JavaScript script. Source code of script found within request."
Firefox, invece non fa una piega, esegue tutto. Vi chiederete IE come si comporti... Blocca gli XSS anche lui (e a leggere in giro è stato proprio il primo browser ad introdurre un controllo del genere)
P.s.
Niente demo, fatevela da soli
CC BY-NC-SA 2006 - 2011 · Google Chrome e gli XSS
june 2011 by hanicker
Speed Tracer Google
june 2011 by hanicker
Speed Tracer è un'estensione per Google Chrome che permette di identificare e risolvere eventuali problemi di performance delle vostre applicazioni web.
Speed Tracer visualizza le metriche relative alle pagine web visualizzate andando a "pescare" i dati a livello di motore di rendering del browser e li analizza nello stesso istante in cui l'applicazione viene eseguita.
Utilizzando Speed Tracer si è in grado di ottenere un quadro migliore delle performance delle vostre applicazioni, individuando punti di latenza o eventuali problemi.
Come si installa?
Per prima cosa dovete utilizzare Chrome in versione DEV.
Installate Speed Tracer scaricandola da qui
Bisogna poi avviare Chrome con l'opzione
--enable-extension-timeline-api
Trovate invece qui una piccola guida su come iniziare ad usare l'estensione.
CC BY-NC-SA 2006 - 2011 · Speed Tracer Google
Google
HTML_e_CSS
JavaScript
from google
Speed Tracer visualizza le metriche relative alle pagine web visualizzate andando a "pescare" i dati a livello di motore di rendering del browser e li analizza nello stesso istante in cui l'applicazione viene eseguita.
Utilizzando Speed Tracer si è in grado di ottenere un quadro migliore delle performance delle vostre applicazioni, individuando punti di latenza o eventuali problemi.
Come si installa?
Per prima cosa dovete utilizzare Chrome in versione DEV.
Installate Speed Tracer scaricandola da qui
Bisogna poi avviare Chrome con l'opzione
--enable-extension-timeline-api
Trovate invece qui una piccola guida su come iniziare ad usare l'estensione.
CC BY-NC-SA 2006 - 2011 · Speed Tracer Google
june 2011 by hanicker
Google rimuove altre 10 applicazioni infette dal Market
june 2011 by hanicker
Continua la guerra di Gooogle contro i malware. Questa volta, la nuova pericolosa minaccia si chiama "Plankton", scovata da Xuxian Jiang dell'Università dello Stato del North Carolina in 10 applicazioni di tre differenti sviluppatori - prontamente rimosse dal colosso di Mountain View dopo la segnalazione.
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june 2011 by hanicker
Codici QR facili con Google
may 2011 by hanicker
Se non lo sapete ve lo dico io. Grazie alle Google Chart API è possibile generare anche i codici QR, meglio conosciuti come QR code.
Non sarà la libreria più completa in circolazione, ma è facile da usare. Vi basterà comporre l'url aggiungendo i parametri specificati nella documentazione...
Testo da codificare - chl
Dimensioni immagine - chs
Encoding dell'output - choe
Quindi per creare un'immagine da 200x200px contentente l'url http://www.napolux.com vi basterà comporre questo link (usate tasto dx -> copia indirizzo immagine per vedere l'url del codice QR generato.
Se invece volete inserire un testo all'interno del vostro codice QR ricordatevi del limite di 2000 caratteri inseribili direttamente nell'URL (oppure dovrete inviare i vostri dati via POST)...
Cosa ci sarà mai scritto?
CC BY-NC-SA 2006 - 2011 · Codici QR facili con Google
Google
Grafica
Web_e_Web_2.0
codici_qr
qr_codes
from google
Non sarà la libreria più completa in circolazione, ma è facile da usare. Vi basterà comporre l'url aggiungendo i parametri specificati nella documentazione...
Testo da codificare - chl
Dimensioni immagine - chs
Encoding dell'output - choe
Quindi per creare un'immagine da 200x200px contentente l'url http://www.napolux.com vi basterà comporre questo link (usate tasto dx -> copia indirizzo immagine per vedere l'url del codice QR generato.
Se invece volete inserire un testo all'interno del vostro codice QR ricordatevi del limite di 2000 caratteri inseribili direttamente nell'URL (oppure dovrete inviare i vostri dati via POST)...
Cosa ci sarà mai scritto?
CC BY-NC-SA 2006 - 2011 · Codici QR facili con Google
may 2011 by hanicker
Facebook ha pagato una campagna mediatica per gettare fango su Google
may 2011 by hanicker
Fino a qualche ora fa era solo un insinuante dubbio, ora è una scomodissima verità: Facebook ha pagato un’azienda di pubbliche relazioni, la Burson-Marsteller, affinché persuadesse giornalisti e blogger a scrivere articoli contro Google.
Il “giochetto” è stato smascherato da “USA Today” e “The Daily Beast” quando il blogger Christopher Soghoian ha deciso di rifiutare uno di questi “inviti” a parlare male di Google e ha vuotato il sacco pubblicando la sua corrispondenza con Burson-Marsteller.
Dalle e-mail emerge come l’azienda pagata da Facebook per imbastire questa campagna “anti-big G” abbia fatto pressioni su blogger e giornalisti parlando delle gravi violazioni della privacy causate da Google Social Circle, la funzione “social” mediante la quale gli utenti di Google possono visualizzare le informazioni pubbliche degli amici dei propri contatti, come i loro profili su Facebook e Twitter.(...)Continua a leggere Facebook ha pagato una campagna mediatica per gettare fango su Google, su Geekissimo
Facebook ha pagato una campagna mediatica per gettare fango su Google, pubblicato su Geekissimo il 13/05/2011
© naqern per Geekissimo, 2011. | Permalink | 3 commenti | Aggiungi su del.icio.us Hai trovato interessante questo articolo? Leggi altri articoli correlati nelle categorie Facebook, Google. Post tags: Burson-Marsteller, facebook vs google, Google Circle, macchina del fango, mark zuckerberg
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Il “giochetto” è stato smascherato da “USA Today” e “The Daily Beast” quando il blogger Christopher Soghoian ha deciso di rifiutare uno di questi “inviti” a parlare male di Google e ha vuotato il sacco pubblicando la sua corrispondenza con Burson-Marsteller.
Dalle e-mail emerge come l’azienda pagata da Facebook per imbastire questa campagna “anti-big G” abbia fatto pressioni su blogger e giornalisti parlando delle gravi violazioni della privacy causate da Google Social Circle, la funzione “social” mediante la quale gli utenti di Google possono visualizzare le informazioni pubbliche degli amici dei propri contatti, come i loro profili su Facebook e Twitter.(...)Continua a leggere Facebook ha pagato una campagna mediatica per gettare fango su Google, su Geekissimo
Facebook ha pagato una campagna mediatica per gettare fango su Google, pubblicato su Geekissimo il 13/05/2011
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may 2011 by hanicker
Google annuncia: YouTube diventerà TV
april 2011 by hanicker
La notizia viene dal Wall Street Journal e dal Mountain View: entro la fine Google investirà circa 100 milioni di dollari per trasformare YouTube in un network capace di creare la propria programmazione.
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© enricoandreoli for Androidiani.com, 2011. |
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april 2011 by hanicker
Arriva Think Quarterly: la rivista trimestrale online targata Google
march 2011 by hanicker
Regalando un vero e proprio effetto sorpresa, o quasi, a tutti i più accaniti navigatori della grande rete e, ancor di più, a tutti coloro che, giorno dopo giorno, setacciano il web alla ricerca di news ed argomenti interessanti riguardanti il mondo dell’IT, Google, nelle ultime ore, ha reso disponibile online un nuovo ed interessante progetto denominato Think Quarterly.
Si tratta di una vera e propria rivista online a pubblicazione trimestrale che, concepita per essere “uno spazio per respirare in un mondo trafficato” così come affermato da Matt Brittin, Operations Managing Director di Google UK e Irlanda, costituisce una straordinaria realizzazione in Flash da parte del gran colosso delle ricerche online al cui editing e design ha provveduto l’agenzia The Church of London.
(...)Continua a leggere Arriva Think Quarterly: la rivista trimestrale online targata Google, su Geekissimo
Arriva Think Quarterly: la rivista trimestrale online targata Google, pubblicato su Geekissimo il 25/03/2011
© Martina Oliva (Bugeisha) per Geekissimo, 2011. | Permalink | Commenta! | Aggiungi su del.icio.us Hai trovato interessante questo articolo? Leggi altri articoli correlati nelle categorie Google, Internet. Post tags: Google, pubblicazione, rivista, Think Quarterly
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pubblicazione
Internet
Google
Think_Quarterly
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Si tratta di una vera e propria rivista online a pubblicazione trimestrale che, concepita per essere “uno spazio per respirare in un mondo trafficato” così come affermato da Matt Brittin, Operations Managing Director di Google UK e Irlanda, costituisce una straordinaria realizzazione in Flash da parte del gran colosso delle ricerche online al cui editing e design ha provveduto l’agenzia The Church of London.
(...)Continua a leggere Arriva Think Quarterly: la rivista trimestrale online targata Google, su Geekissimo
Arriva Think Quarterly: la rivista trimestrale online targata Google, pubblicato su Geekissimo il 25/03/2011
© Martina Oliva (Bugeisha) per Geekissimo, 2011. | Permalink | Commenta! | Aggiungi su del.icio.us Hai trovato interessante questo articolo? Leggi altri articoli correlati nelle categorie Google, Internet. Post tags: Google, pubblicazione, rivista, Think Quarterly
march 2011 by hanicker
Sign Me Out Helps You Track Unauthorized Access to Your Gmail and Facebook Accounts [Downloads]
march 2011 by hanicker
iOS: Sign Me Out is a helpful iOS app that'll let you remotely check up on your Gmail and Facebook accounts to see if you're signed in from any other locations. If you are, you can click a big red sign me out button to disconnect a potentially unauthorized user. More »
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iPhone
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march 2011 by hanicker
Google Instant e le parole “proibite”
september 2010 by hanicker
Google è buono. Google è bello. Google pensa che “là fuori” ci sia un mondo pieno di insidie. Ecco perché il nuovo sistema Google Instant, che permette di visualizzare i risultati delle ricerche senza premere Invio, blocca la comparsa automatica dei risultati ritenuti “rischiosi”: quelli relativi a termini aventi a che fare con la sessualità, la violenza e altre cose “brutte, brutte, brutte” che si possono trovare in Internet, così come nella vita.
Nulla di male, ci verrebbe da pensare. Se non fosse che questo sistema di protezione (o censura, fate un po’ voi) blocca anche dei termini che di periglioso o scabroso hanno ben poco. Il sito ’2600.com’ sta cercando di raccoglierli tutti in una lista e quello che ne sta venendo fuori è un quadro quantomeno grottesco, con termini assolutamente innocui bloccati da Google Instant e parole/frasi molto più controverse fatte passare senza battito di ciglia. Volete qualche esempio? Non vi resta che continuare a leggere. 4chan – bloccato se seguito da uno spazio e una “b”. d’altronde è un fatto risaputo che le imageboard contenenti la sovversiva seconda lettera dell’alfabeto sono pericolosissime. Are (sono) – se messo dopo termini relativi a gruppi etnici o religiosi (es. evangelists, iranians, ecc.) la ricerca istantanea viene bloccata. Google ci insegna che le persone non si giudicano in base alla loro etnia, religione o idee politiche. (...)Continua a leggere Google Instant e le parole “proibite”, su Geekissimo
Google Instant e le parole “proibite”, pubblicato su Geekissimo il 27/09/2010
© naqern per Geekissimo, 2010. | Permalink | 12 commenti | Aggiungi su del.icio.us Hai trovato interessante questo articolo? Leggi altri articoli correlati nelle categorie Curiosità, Google. Post tags: Censura, filtri, google instant, ricerca google
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Nulla di male, ci verrebbe da pensare. Se non fosse che questo sistema di protezione (o censura, fate un po’ voi) blocca anche dei termini che di periglioso o scabroso hanno ben poco. Il sito ’2600.com’ sta cercando di raccoglierli tutti in una lista e quello che ne sta venendo fuori è un quadro quantomeno grottesco, con termini assolutamente innocui bloccati da Google Instant e parole/frasi molto più controverse fatte passare senza battito di ciglia. Volete qualche esempio? Non vi resta che continuare a leggere. 4chan – bloccato se seguito da uno spazio e una “b”. d’altronde è un fatto risaputo che le imageboard contenenti la sovversiva seconda lettera dell’alfabeto sono pericolosissime. Are (sono) – se messo dopo termini relativi a gruppi etnici o religiosi (es. evangelists, iranians, ecc.) la ricerca istantanea viene bloccata. Google ci insegna che le persone non si giudicano in base alla loro etnia, religione o idee politiche. (...)Continua a leggere Google Instant e le parole “proibite”, su Geekissimo
Google Instant e le parole “proibite”, pubblicato su Geekissimo il 27/09/2010
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september 2010 by hanicker
Google Wave è morto, stavolta per davvero. L’e-mail se la spassa al mare insieme all’IM
august 2010 by hanicker
Adesso è ufficiale. Google Wave non sarà il sistema che rivoluzionerà la comunicazione e la collaborazione nel ventunesimo secolo. A causa dello scarso riscontro ottenuto presso l’utenza mondiale, Google ha abbandonato ufficialmente il progetto confermando, di fatto, quanto in molti (noi compresi) si aspettavano ormai da diversi mesi.
Il servizio era stato presentato per la prima volta nella conferenza Google I/O del 27 maggio 2009. Poi è diventato oggetto di una lunga fase di test a inviti, e solo negli ultimi tempi, in occasione della Google I/O 2010, è stato aperto definitivamente al pubblico. Evidentemente troppo tardi per raggiungere i cuori degli utenti e scrollarsi da dosso quell’aura di oggetto del mistero, intrigante ma che alla fine non è né carne né pesce, che lo aveva pervaso sin dai suoi primi vagiti. (...)Continua a leggere Google Wave è morto, stavolta per davvero. L’e-mail se la spassa al mare insieme all’IM, su Geekissimo
Google Wave è morto, stavolta per davvero. L’e-mail se la spassa al mare insieme all’IM, pubblicato su Geekissimo il 06/08/2010
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Google
flop
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Il servizio era stato presentato per la prima volta nella conferenza Google I/O del 27 maggio 2009. Poi è diventato oggetto di una lunga fase di test a inviti, e solo negli ultimi tempi, in occasione della Google I/O 2010, è stato aperto definitivamente al pubblico. Evidentemente troppo tardi per raggiungere i cuori degli utenti e scrollarsi da dosso quell’aura di oggetto del mistero, intrigante ma che alla fine non è né carne né pesce, che lo aveva pervaso sin dai suoi primi vagiti. (...)Continua a leggere Google Wave è morto, stavolta per davvero. L’e-mail se la spassa al mare insieme all’IM, su Geekissimo
Google Wave è morto, stavolta per davvero. L’e-mail se la spassa al mare insieme all’IM, pubblicato su Geekissimo il 06/08/2010
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august 2010 by hanicker
Google Goes Live with Multi-Account Sign-Ins [Google]
august 2010 by hanicker
Google had started rolling out multiple account sign-ins earlier this week, and now it appears to have reached critical mass. Check in your Google Accounts page, and your days of multiple browsers or tricky add-ons should be over. More »
Google
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Gmail
Google_accounts
Multiple_gmail_accounts
Reader
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august 2010 by hanicker
La vita in un giorno
july 2010 by hanicker
Chi di voi non ha ancora notato la scritta su google: “Il 24 Luglio contribuisci a documentare una giornata sulla terra” ? Bene, sicuramente i più curiosi già sanno di cosa si tratta, ma vediamo insieme. È stato deciso di creare un esperimento globale, che riguarda milioni di utenti su tutta la terra.
Questo esperimento si chiama “la vita in un giorno” grazie al quale verrà creato il primo lungometraggio al mondo generato dagli utenti del web. La vita in un giorno, diventerà un documentario girato in un solo giorno da tutti noi; è stato scelto il 24 Luglio, in questo giorno avremo 24 ore di tempo per immortalare con la videocamera uno spaccato della nostra vita quotidiana. Ovviamente i filmati più avvincenti e particolari verranno montati in un film documentario sperimentale prodotto da Ridley Scott e diretto da Kevin Macdonald.
Qualche suggerimento su come girare questo video lo troviamo sul canale di youtube:
Filma uno o più momenti che formano la tua giornata oppure la giornata di una persona di tuo interesse. Puoi girare più video o un solo video, scegliendo un momento di vita quotidiana o fuori dell’ordinario, uno stile serio o scherzoso. Potresti filmare un’alba, il tuo viaggio per andare al lavoro, il pranzo della tua famiglia, di che cosa hai paura o una preghiera pomeridiana. Decidi tu.
Qualsiasi cosa tu scelga di riprendere, assicurati che il filmato rispetti i Termini e condizioni del programma.
Se vuoi, puoi girare un video aggiuntivo rispondendo a una o a tutte le seguenti domande per contribuire a completare la visione di Kevin per il film: - Che cosa ami? - Che cosa ti fa ridere? - Che cos’hai in tasca?
Come partecipare? Carica il tuo video o i tuoi video tra il 24 e il 31 luglio facendo clic sulla scheda “lnvia”, che verrà visualizzata sul canale La vita in un giorno, e seguendo le istruzioni. Ah dimenticavo, “Se il tuo video sarà incluso nel film definitivo, verrai annoverato fra i coregisti e potresti essere uno dei 20 fortunati partecipanti selezionati per assistere alla prima mondiale del film al Sundance Film Festival del 2011. “
La vita in un giorno, pubblicato su Geekissimo il 23/07/2010
© Francesco Grauso per Geekissimo, 2010. | Permalink | Commenta! | Aggiungi su del.icio.us Hai trovato interessante questo articolo? Leggi altri articoli correlati nelle categorie Internet, youtube. Post tags: esperimento, film, Google, lungometraggio, storia, youtube
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Questo esperimento si chiama “la vita in un giorno” grazie al quale verrà creato il primo lungometraggio al mondo generato dagli utenti del web. La vita in un giorno, diventerà un documentario girato in un solo giorno da tutti noi; è stato scelto il 24 Luglio, in questo giorno avremo 24 ore di tempo per immortalare con la videocamera uno spaccato della nostra vita quotidiana. Ovviamente i filmati più avvincenti e particolari verranno montati in un film documentario sperimentale prodotto da Ridley Scott e diretto da Kevin Macdonald.
Qualche suggerimento su come girare questo video lo troviamo sul canale di youtube:
Filma uno o più momenti che formano la tua giornata oppure la giornata di una persona di tuo interesse. Puoi girare più video o un solo video, scegliendo un momento di vita quotidiana o fuori dell’ordinario, uno stile serio o scherzoso. Potresti filmare un’alba, il tuo viaggio per andare al lavoro, il pranzo della tua famiglia, di che cosa hai paura o una preghiera pomeridiana. Decidi tu.
Qualsiasi cosa tu scelga di riprendere, assicurati che il filmato rispetti i Termini e condizioni del programma.
Se vuoi, puoi girare un video aggiuntivo rispondendo a una o a tutte le seguenti domande per contribuire a completare la visione di Kevin per il film: - Che cosa ami? - Che cosa ti fa ridere? - Che cos’hai in tasca?
Come partecipare? Carica il tuo video o i tuoi video tra il 24 e il 31 luglio facendo clic sulla scheda “lnvia”, che verrà visualizzata sul canale La vita in un giorno, e seguendo le istruzioni. Ah dimenticavo, “Se il tuo video sarà incluso nel film definitivo, verrai annoverato fra i coregisti e potresti essere uno dei 20 fortunati partecipanti selezionati per assistere alla prima mondiale del film al Sundance Film Festival del 2011. “
La vita in un giorno, pubblicato su Geekissimo il 23/07/2010
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july 2010 by hanicker
Cerco sponsor, Google Adsense non rende (UPD 20100708)
july 2010 by hanicker
Adsense mi ha rotto. Sponsorizzereste questo blog?Ora capisco perché la cultura informatica langue in Italia: scopro con orripilato stupore che questo blog è in cima alla classifica dei blog tecnici di Wikio. Probabilmente pensate che questo mi frutti un bel po' di soldi tramite le pubblicità di Google. Assolutamente no, e da qualche mese quel pochetto che arrivava è crollato. Siamo a livelli da sfruttamento. Tanto che mi sono stufato e da oggi rimuovo tutte le pubblicità di Adsense dal Disinformatico. Non ha senso appesantire la lettura a voi in cambio di una paghetta.Gestire questo blog costa tempo, sonno e fatica. Se riesco a farne una fonte di sostentamento, anziché una passione in perdita, posso darvi un servizio migliore: più indagini, più approfondimenti, più interviste. Con la stessa passione e lo stesso rigore. Per cui cerco idee e sponsor. Sponsor diretti, non servizi automatici di piazzamento banner tipo Adsense e simili. Se avete proposte grandi o piccole, dalla donazione periodica via Paypal al trafiletto al banner scelto da un essere umano e non da un algoritmo, scrivetemi al solito topone@pobox.com. Le statistiche di accesso di Sitemeter/Statcounter sono qui.18:10La discussione nei commenti è ricca di spunti su cui sto riflettendo. Chiarisco subito una cosa: il Disinformatico non sarà mai consultabile solo a pagamento. Non ho alcuna intenzione di metterlo dietro una paywall o simile. Grazie a tutti per le donazioni, grandi e piccole: mi rincuorano e mi spingono verso una formula in cui lo sponsor è l'unico che può garantire indipendenza e autonomia: voi. Sono arrivate anche varie proposte commerciali: risponderò a tutti dopo averle valutate.Nel frattempo, un primo risultato importante c'è subito: togliendo Adsense, il blog si è velocizzato notevolmente, stando a quanto segnalato dai commenti. E già questo, per quel che mi riguarda, è un buon motivo per rinunciare ad Adsense.Vorrei anche chiarire che non faccio polemica contro Adsense in generale: semplicemente, sulla base dei dati, questo blog e Adsense non sono fatti l'uno per l'altra. Altri blogger potrebbero trovarsi meglio.
Google
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july 2010 by hanicker
Google dalla riga di comando
june 2010 by hanicker
Google, servizi gestibili dalla riga di comandoPer tutti gli appassionati dell'informatica senza fronzoli, quelli che vogliono andare subito al sodo e sanno che la tastiera è ancor oggi mille volte più veloce del mouse per tante cose, Google ha presentato GoogleCL: in altre parole, Google a riga di comando.Traduco per i non iniziati: normalmente, se volete scrivere un articolo su Blogger, aggiungere un appuntamento a Google Calendar o pubblicare una serie di foto su Picasa o un video su Youtube, dovete avviare il vostro browser, raggiungere il sito del servizio Google desiderato, aspettare che si carichi e poi cliccare sulle varie opzioni e nelle varie caselle per immettere i dati e caricare l'eventuale foto o video. Su un dispositivo che ha uno schermo piccolo, come un netbook o un telefonino, la cosa può essere piuttosto impegnativa.Immaginate invece di poter aprire una finestra di terminale (un prompt dei comandi, per il mondo Windows) e digitare semplicementegoogle blogger post --tags "[testo dei tag]" --title "[testo del titolo]" "[testo del post]"ottenendo immediatamente la pubblicazione del post su Blogger, con i tag e il titolo ai loro rispettivi posti. Che è quello che ho fatto qui. Notate che GoogleCL è abbastanza furbo da chiedermi in quale dei miei blog voglio che compaia il post.In alternativa potreste comporre il post in un editor di testo, salvarlo come articolo.txt e poi caricarlo congoogle blogger post articolo.txtPotreste anche digitaregoogle picasa create --title "Foto di gatti" ~/foto/gatti/*.jpgper caricare su Picasa in un sol colpo tutte le foto che avete nella cartella Gatti. Oppure aggiungere al volo un appuntamento alla vostra agenda digitandogoogle calendar add "Puntata del Disinformatico 11:00 12/7/2010"per ricordarvi che il 7 dicembre alle 11 c'è il Disinformatico radiofonico (la data è nel formato statunitense mese-giorno-anno).Altri esempi di comandi sono qui su Code.google.com. Roba da maniaci nostalgici? Può darsi, ma le potenzialità, per esempio per lo scripting e l'automazione dei servizi, sono notevoli. Se la cosa v'intriga, GoogleCL è gratuito e open source e funziona su Windows, Mac e Linux (funzionerà su Android e/o IOS?). Vi servono Python 2.5 o superiore e la libreria gdata 1.2.4 o superiore, se non li avete già installati; poi installate GoogleCL eseguendo i suoi script, come descritto per esempio nei requisiti di sistema, su Public Int (Windows XP) e Lifehacker. Se non sapete di cosa sto parlando, fatevi installare il tutto da qualcuno che ha familiarità con queste cose, e attenzione: la riga di comando è potente e non perdona.La prima volta che usate ciascuno dei servizi gestibili dalla riga di comando, GoogleCL lancerà il vostro browser predefinito e gli farà aprire la pagina di autorizzazione (mostrata qui accanto). Da quel momento in poi, GoogleCL sarà autorizzato a gestire i vostri dati senza ulteriori cerimoniali.Non dimenticate di leggere il manuale predisposto da Google, che contiene le altre opzioni di utilizzo della riga di comando. Come è prassi nei progetti open source, anche GoogleCL cerca volontari che contribuiscano alla sua crescita. Buon divertimento.
open_source
chicche
Google
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june 2010 by hanicker
How Facebook is sharing our secrets with the world
may 2010 by hanicker
Our privacy on Facebook has been steadily eroding but the networking site is so powerful many people find it hard to leave
If you want to surf the zeitgeist, then look at the most common queries on Google. When I looked the other day, "How do I delete my Facebook account?" was fourth on the "How do I...?" list. Just to put this in context, number two was "How do I know if I'm pregnant?" You don't have to be Sherlock Holmes to twig that something's up.
What's happened is that Facebook's latest tweak to its default privacy settings has sparked a firestorm. Four US senators have voiced their concern. Fifteen privacy groups have filed complaints with the Federal Trade Commission. On this side of the Atlantic, the EU's data protection working party has written to Facebook, saying recent changes that made previously private information publicly viewable by default were "unacceptable". And many online commentators, influential and otherwise, have joined the fray.
If you think that privacy is an abstract concern of EU bureaucrats and libertarians with too much time on their hands, then might I suggest that you consult youropenbook.org. This is an ingenious site which allows you to type in a search phrase. It then ransacks the publicly available Facebook "status updates" and displays what it finds.
A search for "I cheated", for example, brings up all kinds of intriguing stuff. A nice young woman from Baltimore posted "dam right i cheated i coulnt get it from u wen i needed it". There's also the odd potentially embarrassing reference to cheating in exams. A search for "I lied" brings up updates like "I'm sorry, I lied before when I said I used to make lots of bets. My therapist tells me I should try lying a lot to help get through my... gambling problem". Another writes "im not gonna bother anymore...theres no point hiding the truth.....iv lost too much and all because i lied to the one i love...im such a fukin dick head, i fucked up the best girl i've ever had".
I could go on but you will get the point. All of these people are instantly identifiable. Millions of Facebook users are posting embarrassing or damaging messages which can be read by the entire internet. My guess is that most of them think they are just writing to their "friends" because they don't understand how to fix their privacy settings and have simply accepted the defaults provided by Facebook. There's a trend here. Privacy on Facebook has been steadily, inexorably eroding. To track the erosion, see the timeline posted by the Electronic Frontier Foundation, or a sobering animation created by IBM researcher Matt McKeon. What we're looking at is the implementation of a corporate strategy designed to maximise return for Facebook's owners.
The response of the company's PR flacks is predictable. Users are free to set their privacy settings, they say, and if people don't like what Facebook's doing then they can always leave. Nobody's forcing them to join the network.
On the face of it, both assertions are true. It is possible permanently to delete a Facebook account, but doing so involves quite a palaver and takes about a fortnight. A bigger problem is that because the service has become so ubiquitous, many users are discovering it's become essential to their professional lives. "Don't think I don't think about [leaving]," wrote one on her blog. "I don't like supporting Facebook at all. But I do.... The rewards are concrete and immediate. The costs are abstract and ideological. When I try to balance the two, the rewards win, but that is because of my friends and despite Facebook... Telling people with complaints to leave ignores the very real value of the networks they have built and what should be their right to continue those networks on the grounds on which they were built."
Welcome to Metcalfe's Law – the idea that the value of a network increases dramatically the more people belong to it. It's the same phenomenon that keeps people using Microsoft Office – not because they love the software, but because their professional lives would be impossible if they couldn't share Office documents with workmates.
It's one of the great ironies of information technology – that the aggregate effect of billions of free choices made by independent agents results in a kind of tyranny imposed by the winner that took all. We first saw it with Microsoft, and then with Google. Is it now Facebook's turn?
Privacy and the netInternetFacebookGoogleMicrosoftJohn Naughtonguardian.co.uk © Guardian News & Media Limited 2010 | Use of this content is subject to our Terms & Conditions | More Feeds
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If you want to surf the zeitgeist, then look at the most common queries on Google. When I looked the other day, "How do I delete my Facebook account?" was fourth on the "How do I...?" list. Just to put this in context, number two was "How do I know if I'm pregnant?" You don't have to be Sherlock Holmes to twig that something's up.
What's happened is that Facebook's latest tweak to its default privacy settings has sparked a firestorm. Four US senators have voiced their concern. Fifteen privacy groups have filed complaints with the Federal Trade Commission. On this side of the Atlantic, the EU's data protection working party has written to Facebook, saying recent changes that made previously private information publicly viewable by default were "unacceptable". And many online commentators, influential and otherwise, have joined the fray.
If you think that privacy is an abstract concern of EU bureaucrats and libertarians with too much time on their hands, then might I suggest that you consult youropenbook.org. This is an ingenious site which allows you to type in a search phrase. It then ransacks the publicly available Facebook "status updates" and displays what it finds.
A search for "I cheated", for example, brings up all kinds of intriguing stuff. A nice young woman from Baltimore posted "dam right i cheated i coulnt get it from u wen i needed it". There's also the odd potentially embarrassing reference to cheating in exams. A search for "I lied" brings up updates like "I'm sorry, I lied before when I said I used to make lots of bets. My therapist tells me I should try lying a lot to help get through my... gambling problem". Another writes "im not gonna bother anymore...theres no point hiding the truth.....iv lost too much and all because i lied to the one i love...im such a fukin dick head, i fucked up the best girl i've ever had".
I could go on but you will get the point. All of these people are instantly identifiable. Millions of Facebook users are posting embarrassing or damaging messages which can be read by the entire internet. My guess is that most of them think they are just writing to their "friends" because they don't understand how to fix their privacy settings and have simply accepted the defaults provided by Facebook. There's a trend here. Privacy on Facebook has been steadily, inexorably eroding. To track the erosion, see the timeline posted by the Electronic Frontier Foundation, or a sobering animation created by IBM researcher Matt McKeon. What we're looking at is the implementation of a corporate strategy designed to maximise return for Facebook's owners.
The response of the company's PR flacks is predictable. Users are free to set their privacy settings, they say, and if people don't like what Facebook's doing then they can always leave. Nobody's forcing them to join the network.
On the face of it, both assertions are true. It is possible permanently to delete a Facebook account, but doing so involves quite a palaver and takes about a fortnight. A bigger problem is that because the service has become so ubiquitous, many users are discovering it's become essential to their professional lives. "Don't think I don't think about [leaving]," wrote one on her blog. "I don't like supporting Facebook at all. But I do.... The rewards are concrete and immediate. The costs are abstract and ideological. When I try to balance the two, the rewards win, but that is because of my friends and despite Facebook... Telling people with complaints to leave ignores the very real value of the networks they have built and what should be their right to continue those networks on the grounds on which they were built."
Welcome to Metcalfe's Law – the idea that the value of a network increases dramatically the more people belong to it. It's the same phenomenon that keeps people using Microsoft Office – not because they love the software, but because their professional lives would be impossible if they couldn't share Office documents with workmates.
It's one of the great ironies of information technology – that the aggregate effect of billions of free choices made by independent agents results in a kind of tyranny imposed by the winner that took all. We first saw it with Microsoft, and then with Google. Is it now Facebook's turn?
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may 2010 by hanicker
Google AdWords Certified Partner, la nuova certificazione di Google
april 2010 by hanicker
Google come sempre è in costante aggiornamento, prima con Google Retargeting, po con colpi di spugna sulla qualità dei siti “affiliati” e adesso sta per introdurre un nuovo standard nel mondo dell’advertising sul web. Si tratta di Google AdWords Certified Partner.
Fino ad ora si parlava di Google AdWords Qualified Individual, una certificazione quasi automatica nella pratica una volta superato un certo limite di spesa. E’ il modo di Google di rilasciare attestate e assicurare che una certa persona è realmente competente nel promuovere, condurre, analizzare e ottimizzare campagne AdWords.
A quanto pare questo non basta più e Google crea una nuova certificazione. I nuovi esami per ottenere la nuova certificazione sono più complessie in definitiva più efficaci, almeno si spera.
(...)Continua a leggere Google AdWords Certified Partner, la nuova certificazione di Google, su Geekissimo
© Fulvio Minichini per Geekissimo, 2010. |
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Fino ad ora si parlava di Google AdWords Qualified Individual, una certificazione quasi automatica nella pratica una volta superato un certo limite di spesa. E’ il modo di Google di rilasciare attestate e assicurare che una certa persona è realmente competente nel promuovere, condurre, analizzare e ottimizzare campagne AdWords.
A quanto pare questo non basta più e Google crea una nuova certificazione. I nuovi esami per ottenere la nuova certificazione sono più complessie in definitiva più efficaci, almeno si spera.
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april 2010 by hanicker
I garanti sulla privacy da tutto il mondo si scagliano contro Google
april 2010 by hanicker
A quanto pare è partita un’azione congiunta, senza un reale valore legale, contro il gigante di Mountain View da parte dei garanti sulla privacy della maggior parte dei paesi che ne hanno uno.
A scatenare il putiferio sarebbe stato Google Buzz e il modo in cui è stato implementato. Secondo i garanti sulla privacy coinvolti, fra cui non figura il garante statunitense, Google Buzz sarebbe stato introdotto alla comunità senza le dovute precauzioni in termini di privacy.
Altro punto su cui i garanti si sono concentrati è stato Google Street View, e questa suona meno come una novità, visto che Google non sta avendo vita facile qui, nel vecchio mondo, dove molti governi premono perché la frequenza con cui Google indicizza le strade sia diminuita.
(...)Continua a leggere I garanti sulla privacy da tutto il mondo si scagliano contro Google, su Geekissimo
© Fulvio Minichini per Geekissimo, 2010. |
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A scatenare il putiferio sarebbe stato Google Buzz e il modo in cui è stato implementato. Secondo i garanti sulla privacy coinvolti, fra cui non figura il garante statunitense, Google Buzz sarebbe stato introdotto alla comunità senza le dovute precauzioni in termini di privacy.
Altro punto su cui i garanti si sono concentrati è stato Google Street View, e questa suona meno come una novità, visto che Google non sta avendo vita facile qui, nel vecchio mondo, dove molti governi premono perché la frequenza con cui Google indicizza le strade sia diminuita.
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© Fulvio Minichini per Geekissimo, 2010. |
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april 2010 by hanicker
Google's Authentication Code Stolen in Attacks [Security]
april 2010 by hanicker
Need a good motivator to use different passwords for each site and pick passwords that aren't easily hacked? How about learning that, during the January security breach in China, Google's password and authentication system, "Gaia," was compromised by hackers. Google states that the intruders didn't get access to actual passwords, and they've been moving swiftly to make changes to Gaia ever since, but having access to Google's Gaia source code could pose problems to the search giant down the line—and users who once believed at least one cloud-based server system was mostly unbreakable. More »
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april 2010 by hanicker
Google Docs Updates with a Drawing Editor, Real-Time Collaboration, and Speed [Screenshot Tour]
april 2010 by hanicker
Google's office suite, Google Docs, updates with big changes focused on significantly improving document collaboration in Docs. That means new features, like Google Wave's real-time, character-by-character editing for multiple users, as-you-type spell check, a new commenting system, and more. More »
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april 2010 by hanicker
Gmail Detects and Warns You If Someone Else Is Using Your Account [Gmail]
march 2010 by hanicker
Gmail launched a new feature this morning designed to detect suspicious activity in your account and notify you when a suspicious login has occurred in your account. More »
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march 2010 by hanicker
TrayOS, accedere ai servizi google da desktop
march 2010 by hanicker
Google è in assoluto l’azienda più presente nelle nostre ore trascorse navigando in rete. Probabilmente è un male, ma bisogna anche dire che i suoi servizi e prodotti sono tra i migliori al mondo. Volente o nolente, ormai, l’intera rete internet dipende da google. Pensiamo a tutti quei siti e blog che continuano ad esistere grazie agli adsens, ed i loro superlativi guadagni (relativamente parlando).
Sono più unici che rari gli utenti che non usano almeno uno dei servizi messi a disposizione da google. Infondo sono utilissimi, poiché utilizzabili da qualsiasi computer al mondo connesso ad internet (speriamo che la stessa cosa valga ancora per la cina). Oggi voglio presentarvi un software che vi permetterà di averli tutti (o quasi) in un’unica finestra (non nel browser).
(...)Continua a leggere TrayOS, accedere ai servizi google da desktop, su Geekissimo
© middleman90 per Geekissimo, 2010. |
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© middleman90 per Geekissimo, 2010. |
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march 2010 by hanicker
Facebook supera Google? Non proprio
march 2010 by hanicker
No, Facebook non ha superato GoogleL'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.M'è caduto l'occhio stamattina su un titolo del Corriere: "USA: Facebook supera Google". Siamo alle solite: mai lasciare che i fatti guastino un titolo ad effetto. Infatti già nel testo del trafiletto diventa chiaro che la settimana scorsa Facebook è stato il sito più visitato di Internet negli Stati Uniti, dimenticando quell'altra cosuccia chiamata "resto del mondo".Un'occhiata al Financial Times, che non resiste allo stesso titolo sensazionale ma perlomeno pubblica dati un po' meno striminziti, rivela che il "sorpasso" si riferisce soltanto al confronto fra il numero di visite [non "visitatori" come avevo scritto inizialmente] alle home page di Facebook e a quella di Google.Seriamente: quanti di noi vanno alla home page di questi siti? Da come è formulata la descrizione dei dati di Hitwise, sembra che tutti quelli che digitano direttamente nella casella del proprio browser le parole da ricercare in Google non vengano conteggiati e che lo stesso avvenga per gli utenti Facebook che accedono direttamente al proprio profilo.L'articolo del Financial Times cita inoltre qualche dato che chiarisce meglio la natura del presunto sorpasso. Nel dato di Google non sono inclusi i servizi come Gmail, Youtube e Google Maps e non sono incluse, appunto, le ricerche effettuate in una casella della barra strumenti di un browser. Se si includono questi servizi, il sorpasso non c'è: "Prendendo in considerazione tutte le proprietà di Google, la società ha rappresentato l'11,03% delle visite statunitensi la settimana scorsa, rispetto al 10,98% delle proprietà di Yahoo e al 7,07% di Facebook".Poi c'è quell'altro piccolo dettaglio chiamato "fare soldi", che di solito è un buon criterio per valutare un sorpasso di un'azienda rispetto a un'altra. È inutile che mi venga in negozio un sacco di gente se poi non compra nessuno. Le stime degli introiti (FT parla di revenue) per Facebook indicano non più di 1,5 miliardi di dollari, mentre per Google ammontano a 23,7 miliardi.Indubbiamente Facebook è in crescita: il raddoppio degli utenti (da 200 milioni in aprile 2009 a 400 milioni in febbraio) non è un risultato trascurabile. Ma se questo si chiama "superare", ho bisogno di un dizionario nuovo.
facebook
Google
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march 2010 by hanicker
Google Reader Play, big G propone un nuovo modo di consultare i feed-RSS
march 2010 by hanicker
Affermatosi oramai da diverso tempo a questa parte, Google Reader, il lettore di feed-RSS firmato big G, sembra continuare a spopolare lungo l’intero web, sebbene, considerando l’avanzare delle tecnologie e l’applicazione di nuove ed interessanti idee, siano stati introdotti altrettanti performanti strumenti analoghi che, seppur minimamente, sembrano fare concorrenza al ben noto prodotto.
Proprio per far fronte a situazioni di tale tipologia, la nota azienda di Mountain View si è dunque adoperata affinché, tutto quando conquistato “online” non andasse perduto, implicando dunque l’applicazione di nuove idee al fine di rendere ancor più interessante l’affermato lettore di feed.
Sono esattamente questi i motivi per cui, soltanto da poche ore a questa parte, è stato reso disponibile un nuovo ed accattivante gioiellino online quale lo è Google Reader Play, così come dichiarato sul blog ufficiale.
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© Martina Oliva (Bugeisha) per Geekissimo, 2010. |
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Proprio per far fronte a situazioni di tale tipologia, la nota azienda di Mountain View si è dunque adoperata affinché, tutto quando conquistato “online” non andasse perduto, implicando dunque l’applicazione di nuove idee al fine di rendere ancor più interessante l’affermato lettore di feed.
Sono esattamente questi i motivi per cui, soltanto da poche ore a questa parte, è stato reso disponibile un nuovo ed accattivante gioiellino online quale lo è Google Reader Play, così come dichiarato sul blog ufficiale.
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march 2010 by hanicker
Microsoft denuncia Google all’antitrust, inizia una nuova sfida
march 2010 by hanicker
L’ombra dell’antitrust torna ad incombere su Google. Microsoft (nelle vesti di Ciao! From Bing), insieme a Foundem (sito di comparazione prezzi) ed ejustice.fr (motore di ricerca francese), ha denunciato il colosso di Mountain View presso le autorità europee e statunitensi, asserendo che i risultati del suo motore di ricerca sono stati modificati ad arte in modo da penalizzare la concorrenza.
Nel mirino del gigante di Redmond – che ha spiegato le sue ragioni qui – c’è la posizione monopolistica di Google nell’ambito della ricerca e della pubblicità sul Web. Posizione di cui l’azienda californiana avrebbe abusato, facendo sparire le pagine interne dei siti concorrenti dai risultati delle ricerche e imponendo condizioni d’uso poco vantaggiose legate alla piattaforma Adsense.
L’indagine dell’Unione Europea, in ogni caso, non è ancora partita. I capi d’accusa sono attualmente in fase di studio e solo ad analisi conclusa Bruxelles deciderà se intervenire o meno.
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© naqern per Geekissimo, 2010. |
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Nel mirino del gigante di Redmond – che ha spiegato le sue ragioni qui – c’è la posizione monopolistica di Google nell’ambito della ricerca e della pubblicità sul Web. Posizione di cui l’azienda californiana avrebbe abusato, facendo sparire le pagine interne dei siti concorrenti dai risultati delle ricerche e imponendo condizioni d’uso poco vantaggiose legate alla piattaforma Adsense.
L’indagine dell’Unione Europea, in ogni caso, non è ancora partita. I capi d’accusa sono attualmente in fase di studio e solo ad analisi conclusa Bruxelles deciderà se intervenire o meno.
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march 2010 by hanicker
Google Voice Quick Reference Cheatsheet v2.0 Speeds Through Phone Menus [Cheatsheets]
february 2010 by hanicker
A while back we highlighted a Google Voice Quick Reference cheatsheet you can keep near your phone that lays out Google Voice's voicemail menu tree so you can quickly skip to whatever action you want. The cheatsheet (above) just updated with a few more details here and there, so if you're a Voice user, it's worth grabbing. [Cool Geex]
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february 2010 by hanicker
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