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Google Instant e le parole “proibite”
Google è buono. Google è bello. Google pensa che “là fuori” ci sia un mondo pieno di insidie. Ecco perché il nuovo sistema Google Instant, che permette di visualizzare i risultati delle ricerche senza premere Invio, blocca la comparsa automatica dei risultati ritenuti “rischiosi”: quelli relativi a termini aventi a che fare con la sessualità, la violenza e altre cose “brutte, brutte, brutte” che si possono trovare in Internet, così come nella vita.
Nulla di male, ci verrebbe da pensare. Se non fosse che questo sistema di protezione (o censura, fate un po’ voi) blocca anche dei termini che di periglioso o scabroso hanno ben poco. Il sito ’2600.com’ sta cercando di raccoglierli tutti in una lista e quello che ne sta venendo fuori è un quadro quantomeno grottesco, con termini assolutamente innocui bloccati da Google Instant e parole/frasi molto più controverse fatte passare senza battito di ciglia. Volete qualche esempio? Non vi resta che continuare a leggere. 4chan – bloccato se seguito da uno spazio e una “b”. d’altronde è un fatto risaputo che le imageboard contenenti la sovversiva seconda lettera dell’alfabeto sono pericolosissime. Are (sono) – se messo dopo termini relativi a gruppi etnici o religiosi (es. evangelists, iranians, ecc.) la ricerca istantanea viene bloccata. Google ci insegna che le persone non si giudicano in base alla loro etnia, religione o idee politiche. (...)Continua a leggere Google Instant e le parole “proibite”, su Geekissimo
Google Instant e le parole “proibite”, pubblicato su Geekissimo il 27/09/2010
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september 2010 by hanicker
Facebook censura i messaggi
Perché Facebook legge i miei messaggi e li censura?Questa è proprio bella. L'ho dovuta verificare di persona, perché quando l'ho letta su Wired non ci ho creduto. Facebook blocca i messaggi se decide che contengono qualcosa che a suo insindacabile giudizio è "offensivo".Provateci anche voi. Entrate nel vostro profilo Facebook e provate a scrivere a un vostro contatto un messaggio che contenga un link a The Pirate Bay. Nel mio esempio ho scelto un link che porta a un'opera che è di pubblico dominio ed è quindi legalmente distribuibile: Don Chisciotte. Ecco il link: http://thepiratebay.org/torrent/4864059/Don_Quixote_Ebook.Sto commettendo un reato? No, perché Don Chisciotte è fuori copyright. Sto offendendo qualcuno? No, sto semplicemente informando un amico, adulto e vaccinato, dove può trovare un classico della letteratura.Ma ecco cosa succede se clicco su Invia:"Attenzione: alcuni contenuti di questo messaggio sono bloccati" mi dice Facebook. "Alcuni contenuti di questo messaggio sono stati segnalati come offensivi dagli utenti di Facebook". Posso solo cliccare su OK. La sentenza è inappellabile. Come sarebbe a dire? E chi saranno mai questi utenti di Facebook che leggono i miei messaggi privati e hanno segnalato Don Chisciotte come offensivo? Un clan di bigotti spagnoli ficcanaso?Ah no, direte voi, Facebook ha bloccato il messaggio perché secondo lui Thepiratebay.org è un sito illegale. Ma allora che lo dica, invece di accampare scuse e dire che sono stati "gli utenti di Facebook" a decidere. E magari mi dia l'opzione di contestare il blocco.Facendo un po' di ricerche ho trovato altre espressioni "offensive" secondo Facebook: Cellware.com, Wadjia.com e Yuwie.com. Guarda caso, due sono social network concorrenti, potreste pensare. Ma Facebook in passato ha anche censurato altri siti, come il sito razzista American Renaissance, secondo questa lamentela. Probabilmente si tratta di misure antispam male impostate, ma il principio di fondo resta la libertà di comunicazione: perché non devo essere libero di dire che Cellware.com è un sito orrendo, o che i razzisti di American Renaissance sono l'anello di congiunzione fra l'uomo e l'ameba?Se trovate altre parole proibite da Facebook, segnalatele nei commenti.
censura  facebook  from google
may 2010 by hanicker
Google condannata in Italia. Gli USA: è censura
Il tribunale di Milano ha sentenziato. I dirigenti di Google David Carl Drummond, George De Los Reyes e Peter Fleischer devono scontare una pena di sei mesi di reclusione con la condizionale. La colpa di cui si sono macchiati? Non aver impedito a quattro imbecilli di pubblicare un filmato in cui malmenavano un ragazzo affetto da autismo su Google Video.

Il deprecabile episodio, lo ricorderete benissimo, si verificò nella seconda metà del 2006 e vide come protagonisti alcuni studenti di un istituto tecnico torinese, i quali prima malmenarono un loro compagno disabile, filmando l’accaduto, e poi provvidero a pubblicare le loro “gesta” sul Web.

Come riportato da tutti i più importanti organi di informazione italiani, si tratta della prima sentenza del genere a livello internazionale. Una cosa di cui non andar troppo fieri, a nostro avviso, sintomo che qualcuno non ha ancora capito che monitorare in tempo reale un flusso di video come quello ricevuto quotidianamente da YouTube è praticamente impossibile.
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february 2010 by hanicker

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