abeggi + figli   2

Tutti vecchi
“Tutti vecchi” è stato il commento secco, brevissimo e affilato al termine di un weekend colmo di incontri con persone che non vedevo da tempo.

Un commento che mi ha colpito, anche perché tra i “tutti vecchi” ero compresa anch’io :-)

Dove sono finiti i bambini? Abbiamo 30, 35, 40 anni e niente bambini. Nemmeno uno. Niente. Nemmeno nei pensieri, nei progetti.

La mia generazione è stata defraudata di tante cose, e questa secondo me è la peggiore. Perché se i bambini non ci sono non è colpa di una singola scelta personale. E’ un po’ la situazione generale, la non-crescita dei “bamboccioni”, l’incertezza per il futuro diventata pane quotidiano, eccetera.

Siamo diventati “tutti vecchi” illudendoci di essere ancora ragazzini. Pensando che c’è sempre, ancora tempo. Magari è vero. Magari no. Non c’è una regola scritta, sicuramente. Ma stare ad aspettare che accada qualcosa (cosa?) non so fino a che punto è una buona idea.

E’ che a me senza bambini il mondo sembra un po’ triste, perché è solo attraverso il loro modo di vederlo diventa bello. I bambini hanno le loro idee sul mondo che nulla hanno a che fare col mondo. Per questo lo fanno sembrare tanto allegro.

A me, per esempio, basta parlarci cinque minuti e imparo un altro punto di vista, e anche le mie idee cambiano di conseguenza. Succede continuamente.

Insomma, il messaggio del weekend è stato: “non illudetevi, signori trentenni, siete già superati” :-)

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march 2009 by abeggi
Il mio segreto
Era da molto che ne volevo parlare, che parlare fa bene.

Ecco, questo è il mio segreto. Un post triste, lungo, che forse farà pensare o forse no. Era tempo di parlare.

Parlare, scrivere, comunicare, esorcizzare.

Quando qualcuno mi fece notare che era strano, beh, ho pensato che dovesse farsi tre quintali di cazzi suoi. Il figlio era mio, non parlava però faceva un sacco di cose che gli altri della sua età non facevano. Sì, certo, ogni tanto aveva crisi di rabbia, ma quante ne vediamo solo nelle corsie dell’Esselunga per un pacchetto di patatine non comprate? Vero, ho dovuto cambiare il divano perchè me lo ha divelto a morsi, ma aveva una tonsillite gravissima dopo l’altra, e non saperlo comunicare immagino lo portasse a una estrema frustrazione.

Al nido poi nessuno mi disse nulla, era un bambino un po’ pigro, decisamente testardo e avverso alle regole, giocava da solo e interagiva poco con gli altri.

Mio figlio, il mio primogenito, il piccolo uomo di casa.

Oggettivamente, mio figlio è bellissimo. Anche il suo agente lo ha sempre detto, bello ed estremamente fotogenico. Però non lo si poteva più portare fuori nemmeno a mangiare una pizza: non lo si riusciva a tenere seduto. E sì che da bambino era così bravo… fino a un anno e mezzo era la gioia di ristoratori e gestori di bar, così calmo, così sorridente.

Io non so cosa successe, se era sempre stato così, se qualcosa lo ha scatenato.

A un certo punto ho deciso di far visitare mio figlio da un neuropsichiatra. Ed è cominciato il mio tunnel.

Le parole erano strane, “Disturbo generalizzato dello sviluppo, non altrimenti specificato”, necessita ulteriori osservazioni, necessita psicomotricità, necessita…

Il 14 febbraio, mentre milioni di coppiette festeggiavano con cuoricini e cioccolato, io portavo mio figlio davanti ad una commissione ASL, che lo dichiarava portatore di handicap e sanciva la definitiva diagnosi: autismo.

Già. Mio figlio, quel bellissimo bambino sorridente è autistico.

Nell’ultimo anno io mi sono logorata, uccisa di fatica, ma lui è migliorato tantissimo.

Non parla, non dice ne sì, ne no. Non mi ha mai chiamata mamma. Però sta imparando a vivere in società, ha degli amici (soprattutto delle amiche) e adora quel fagotto di sua sorella, a cui elargisce gli abbracci e i sorrisi più belli del mondo. Possiamo portarlo tranquillamente a vedere un parco, o a mangiare qualcosa, sa rispettare i limiti e sta imparando a gioire delle cose che lo circondano.

A quattro anni e mezzo son riuscita giusto due settimane fa a togliergli il pannolino. Ora è felice ed orgoglioso di fare qualcosa da “grande” o forse è solo felice perchè quando fa “quella cosa lì” mamma gli fa una marea di complimenti.

Credo nessuno, nemmeno chi mi sta vicino, capisca quello che ho passato e che continuo a passare ogni singolo attimo della mia vita.

Di notte mi rifugio a leggere, documentarmi, a cercare se qualcuno in qualche recondito angolo di mondo sta trovando una cura, qualcosa che gli restituisca ciò che questa malattia di merda gli ha tolto. La possibilità di comunicare, di dirmi ciò che prova, di parlare con gli altri bambini, con sua sorella, di mandare affanculo chi so io… darei tutto quello che ho per poter curare e far uscire mio figlio dal suo guscio.

Ho davanti un cammino lungo, e senza esito certo. “E’ molto probabile che parlerà, e che riesca forse, in un futuro, ad integrarsi in società.”

Quello che non ti dicono è che la tua vita finisce, comincia il tuo calvario.

Non ti interessa più di nulla, se hai la cellulite o se necessiti di un parrucchiere. Ogni singolo pensiero è in funzione sua. Ogni timore, ogni attimo, ogni scelta, ogni paura. Paura, sì, che l’autismo è genetico e l’incidenza tra fratelli è altissima.

Parlare, scrivere, comunicare, esorcizzare.
Mio_figlio_è_speciale  amici  bambini  Chiara  figli  from google
august 2008 by abeggi

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